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Enzo Comin - 29 novembre 2008 ore 18.00 - Young Photo Gallery c/o Sfizio Breack Bar di Riviera Tito Livio 35, Padova.  
Si inaugura sabato 29 novembre 2008 alle ore 18.00 la mostra fotografia personale “PADOV’E’” di Enzo Comin presso La Young Photo Gallery c/o Sfizio Breack Bar di Riviera Tito Livio 35, Padova.
La mostra rimarrà aperta fino al 10/01/2009 con i seguenti orari:
8-12/ 15-24;
giorno di chiusura domenica. Ingresso libero.
La mostra presenta una ventina di scatti in bianco e nero di persone ritratte in vari luoghi significativi della città di Padova

Con l’inaugurazione della mostra di Enzo Comin La Young Photo Gallery annuncia la nascita del sito della galleria: http://www.layoungphotogallery.it/
La YPG è una galleria rivolta ai giovani che vogliono esporre i loro lavori fotografici; è a cura di Sergio Bergami e Roberta Lotto
Per contatti: layoungphotogallery@yahoo.it
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Enzo Comin
Via Revedole, 75
33170 PORDENONE ITALY
Tel. 00393493796421
Email: enzopippi@libero.it


1979 – Nasce a Pordenone, dove vive e lavora. Fin da piccolo è vicino al mondo dell’arte visiva in quanto il padre dipinge spesso per passione e frequenta lezioni private di pittura. Dai primi anni di scuola, gli insegnanti notano una predisposizione alle lettere e si trova coinvolto dalla passione per lo scrivere.

1992 – Spronato da un insegnante, scrive versi per un concorso, per le scuole dell’obbligo, indetto dall’Unicef, e si aggiudica un premio. Inizia così la sua attività di scrittore in versi.

1998 – Dopo il diploma turistico si trasferisce a Bologna, dove si manterrà con lavori saltuari. E dove frequenta il DAMS, indirizzo cinema per un anno.

1999-2000 – Porta a compimento un corso di regia cinematografica e produzione video all’Accademia di Cinematografia di Bologna. Coi colleghi collabora alla realizzazione di corti e mediometraggi.

1999-2003 – Interviene come esterno ad alcuni corsi all’Accademia di Belle Arti di Bologna di estetica, fotografia, pittura. Contemporaneamente entra in contatto con il Centro di Poesia Contemporanea dell’Università

2001-2002 – Conosce lo scrittore Franco Tralli e prende parte a un suo corso di scrittura creativa. Il rapporto con lui si protrarrà negli anni.

2002 – Continuando da autodidatta, partecipa con una poesia ad un concorso letterario all’Arcoveggio e vince il secondo premio. Si trasferisce a Padova. Fa la conoscenza della scrittrice Enrica Salvaneschi con la quale instaura rapporti di collaborazione e scambio che si protrarranno negli anni.

2002-2004 – Entra in contatto con altri poeti, tra cui Mario Santagostini e Maurizio Cucchi, il quale gli pubblica un testo nella sua rubrica di poesia su “Lo Specchio” de “La Stampa” (11 dicembre 2004).

2003 – Torna a vivere a Pordenone mantenendosi sempre con impieghi interinali. In quest’anno va spesso a Parigi fatto che gli premette di seguire eventi culturali e mostre di notevole spessore culturale.

2005- Si associa al Circolo Fotografico “La Finestra” di Porcia (Pordenone), che organizza anche corsi di fotografia.

2006 – Comincia a partecipare a concorsi letterari di una certa importanza. Viene inserito nell’antologia dei migliori poeti del concorso “Ottavio Nipoti – Ferrera Erbognone”.

2007 – Viene segnalato dalla casa editrice Montedit, al concorso “Jacques Prevert”, che gli dà l’opportunità di pubblicare il suo romanzo in versi “La magia ha sempre due nomi” presso la casa editrice Montedit: il libro esce nell’ottobre del 2008. Continua ad interessarsi di fotografia: la ricerca della sua poetica di sintesi gli fa esporre un suo lavoro nell’ ambito del concorso “Artefatto” promosso dall’amministrazione comunale triestina. http://www.retecivica.trieste.it/toti/arte-fatto/artefatto2007/Artisti/nomi/Enzo%20Comin/Enzo%20Comin.html
Segue inoltre corsi di recitazione all’Art School di Pordenone con l’attrice Carla Manzon, e privatamente, di lirica, con la cantante Paola Moro.

2008 – Esporre sue foto ed altri materiali in una collettiva di giovani artisti alla galleria Factory-Art di Trieste, dal 10 aprile al 17 maggio.
http://www.factory-art.com/NEW-FAR-WEST/NEW-FAR-WEST.html
In maggio espone altri suoi lavori fotografici in una collettiva di giovani artisti organizzata dalla galleria Vastagamma di Pordenone e poi tra il 21 settembre e il 5 ottobre di nuovo alla collettiva “Artefatto”di Trieste.
Partecipa come comparsa ad alcune riprese del film “Come Dio Comanda” di G. Salvatores.

La mostra fotografica “Padov’è”

Questo progetto ha preso forma dall’idea che se una persona va in giro con la propria immagine appesa al collo, non si può nascondere, o meglio, non può nascondere certe parti di sé, perché la foto, mantiene tutto allo scoperto. Ci sono dei versi che ho scritto tanti anni fa, che già parlano di questa idea: un uomo che si preoccupa di non rendere visibili certi particolari del proprio aspetto che considera antiestetici, purtroppo questi sforzi sono vani perché ha questa immagine appesa al collo che tiene ogni cosa palese.
Le persone rappresentate, sono passanti che incontro per strada che invito ad affrontare qualche minuto in cui si ritrovano con la fotografia di sé stessi in mostra sul proprio abito.
Nell’immaginare la concretizzazione di questo progetto, ho previsto che le persone avrebbero reagito nelle maniere più diverse: infatti, è questo che avviene. Alla persona che incontro propongo prima di essere fotografata con la polaroid istantanea, poi di applicare con il nastro di carta l’immagine addosso, e finalmente esser fotografata con la reflex. La gente, principalmente, accetta per curiosità, spesso si entusiasma all’idea di questa collaborazione. Fino a che la polaroid non si sviluppa, tutte le persone reagiscono allo stesso modo, però quando l’istantanea è pronta ed è applicata all’abito, le reazioni sono le più differenti. Molte persone, addirittura, un poco s’inquietano quando si accorgono che vengono fotografate due volte. L’elemento che accende la reazione è, infatti, il rendersi conto che, appunto, alla fine si otterrà la loro immagine che mostra addosso un’altra fotografia di sé.
Di certo, questo è un lavoro sull’identità, ma la cosa che più è interessante è appunto lo scatenare le reazioni delle persone fotografate in maniera doppia. Per di più, per concentrare il risultato su questo lato, aspetto di scattare quando il soggetto guardava nell’obiettivo, mentre, i primi tempi, fotografavo la persona quando non mi guardava, cioè inaspettatamente. Così facendo, però, la polaroid sul petto diveniva come un particolare dell’abito, un accessorio. Ho compreso quanto personale diventava la foto finale poiché si può godere di un “ritorno” dello sguardo nella fotografia, quasi una “reciprocità” fra chi è fotografato (mentre guarda l’obiettivo) e chi guarda la foto. Questo accade perché la persona rappresentata guarda chi sta osservando la fotografia, il quale, a sua volta, guarda la polaroid sul petto…

Le fotografie sono scattate per strada, e rappresentano per i soggetti che sono fotografati dei “fuori programma”. Di conseguenza, nel chiedere e ottenere una posa, interrompo delle attività, degli impegni altrui. A ciò si aggiunge che per ricercare i soggetti, vago attraverso un quartiere senza avere ogni volta delle tappe precise. Per questi motivi, mi capita di ritrovarmi in situazioni di movimento e luce che non sempre ho previsto, allora tengo sempre con me una pellicola che riesce in qualsiasi occasione a darmi l’effetto che io ho pensato. Ciò è dovuto ad un’alta sensibilità che conferisce un’altra caratteristica da me apprezzata e quindi cercata: una grana evidente. È che quest’elemento è come se andasse a presentarsi come un filtro, o meglio, come se sporcasse l’immagine: sono questi i fattori che aiutano a conferire un maggior realismo, secondo me.
Al di là dei vari ambienti in cui posso ritrovare a fare la foto, il bianco-e-nero permette di omologare ogni scatto in modo armonico, come un filo conduttore.
Nel riguardare questa selezione di immagini, che abbraccia indistintamente diversi giorni di lavoro e anche differenti quartieri in cui ho fatto gli scatti, mi rendo conto che ho l’occasione di fare delle osservazioni ulteriori sulle persone. Ad esempio, nel centro città ho fatto maggior fatica a coinvolgere i passanti rispetto agli incontri che ho avuto nei quartieri più periferici e anche nelle zone in cui sono presenti, in modo più evidente, problemi sociali. Addirittura, posso affermare che in questi ultimi, sovente sono i passanti stessi a chiedermi informazioni su cosa abbia intenzione di fare con le macchine fotografiche oppure mi anticipano domandandomi di essere fotografati.

 
     
       
   
 

Sergio Bergami