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DA DUCHAMP A CATTELAN  
     
ARTE CONTEMPORANEA SUL PALATINO - curata da Alberto Fiz - Palatino, Roma - 28.06 – 29.10.2017  

L’arte contemporanea torna a confrontarsi con l’archeologia nella mostra Da Duchamp a
Cattelan. Arte contemporanea sul Palatino curata da Alberto Fiz, che presenta 100 opere -dal 28
giugno al 29 ottobre 2017- tra grandi installazioni, sculture, dipinti, fotografie e opere su carta di
artisti provenienti da 25 diverse nazioni.

Accanto a maestri riconosciuti come Marina Abramović, Gino De Dominicis, Marcel Duchamp,
Gilbert & George, Joseph Kosuth, Barbara Kruger, Richard Long, Allan McCollum, Vettor Pisani,
Michelangelo Pistoletto, Remo Salvadori, Mario Schifano, Mauro Staccioli, sono proposti i lavori
realizzati da alcuni tra i più significativi esponenti delle ultime generazioni quali Mario Airò,
Maurizio Cattelan, Anya Gallaccio, Cai Guo-Qiang, Claudia Losi, Paul McCarthy, Sisley Xhafa,
Vedovamazzei e Luca Vitone. Non manca, poi, una serie di lavori realizzata da designer e
architetti quali Ugo La Pietra, Gianni Pettena e Denis Santachiara.

All’interno dello Stadio Palatino e del peristilio inferiore della Domus Augustana, con le terrazze
e le Arcate Severiane, la mostra articola le sue tematiche essenziali: le Installazioni
architettoniche in situ, efficace accostamento tra archeologia e arte contemporanea; le Mani,
disegnate, fotografate, dipinte, scolpite, simbolo comunicativo e forza creatrice; i Ritratti, traccia
identitaria per eccellenza e genere artistico dove gli antichi romani hanno primeggiato.

Architettura, identità, comunicazione, creazione sono temi che la contemporaneità interpreta
spesso con disinvolta ironia, in maniera destabilizzante, rifiutando ogni dogma: a confronto con
le maestose architetture dei palazzi imperiali del Palatino, questi materiali ci interrogano sul
senso del tempo e della permanenza. Sono interventi, molti dei quali creati appositamente per
questo progetto al Palatino, che non vogliono essere rassicuranti ma, senza chiedere permesso, i
segni del presente suggeriscono differenti percorsi di comprensione dell’antico.

I lavori provengono dal museo ALT creato dall’architetto Tullio Leggeri, tra i maggiori collezionisti
italiani che, fin dagli anni ’60, ha caratterizzato il suo rapporto con gli artisti sviluppando i loro
progetti e suggerendo soluzioni tecniche e creative. Tra le monumentali rovine, viene esposta
una significativa selezione delle oltre 1000 opere che costituiscono la sua raccolta.

Dopo Post Classici (2013) e Par Tibi, Roma, Nihil (2016), anche Da Duchamp a Cattelan. Arte
contemporanea sul Palatino è promossa dalla Soprintendenza Speciale di Roma - Archeologia,
Belle Arti e Paesaggio ed Electa, questa volta assieme all’Associazione ALT – Arte Lavoro
Territorio. L’ideazione è di Francesco Prosperetti e Alberto Fiz.

Oltre a essere la guida della mostra, il catalogo edito da Electa affronta la relazione tra antico e
contemporaneo e vuole essere un invito a riflettere sulla memoria, il significato delle rovine e le
visioni della modernità. Insieme al saggio introduttivo di Alberto Fiz, sono pubblicati interviste e
interventi di Marcello Barbanera, Alessandro D’Alessio, Ugo La Pietra, Tullio Leggeri, Gianni
Pettena, Francesco Prosperetti e Luca Vitone. Le opere in situ sono accompagnate da esaurienti
schede critiche e da un ampio apparato fotografico.

DA DUCHAMP A CATTELAN
ARTE CONTEMPORANEA SUL PALATINO
Palatino, Roma
28.06 – 29.10.2017
ELENCO ARTISTI IN MOSTRA
Abramović Marina
Airò Mario
Anselmo Giovanni
Araki Nobuyoshi
Arienti Stefano
Art Club 2000
Atelier Van Liesouth
Beecroft Vanessa
Bettineschi Mariella
Beuys Joseph
Bismuth Pierre
Boetti Alighiero
Botes Conrad
Bulloch Angela
Calignano Pierluigi
Calos Nino
Carrubba Valerio
Cattani Giorgio
Cattelan Maurizio
Chagall Marc
Cingolani Marco
Codeghini Gianluca
Comani Daniela
De Dominicis Gino
De Lorenzo Daniela
Delvoye Wim
Duchamp Marcel
Dunning Jeanne
Fato Matteo
Fliri Michael
Fontaine Thierry
Förg Günther
Freti Nicoletta
Gallaccio Anya
Garutti Alberto
Gilbert&George
Goldin Nan
González-Torres Félix
Gordon Douglas
Grubić Igor
Guo-Qiang Cai
Hammons David
Kirchhoff Thorsten
Kosuth Joseph
Kruger Barbara
La Pietra Ugo
Leccia Ange
Lemieux Annette
Levi Corrado
Long Richard
Losi Claudia
Urs Lüthi
Maloberti Marcello
Mapplethorpe Robert
Marossi Roberto
Martegani Amedeo
Mazzucconi Marco
McCarthy Paul
McCollum Allan
Merz Mario
Miae Kim
Montesano Gianmarco
Müller Christian Ph.
Nauman Bruce
Neshat Shirin
Opie Catherine
Opie Julian
Orozco Gabriel
Paci Adrian
Paolini Giulio
Parmiggiani Claudio
Parr Martin
Pascali Pino
Patella Luca Maria
Penone Giuseppe
Pettena Gianni
Pignotti Lamberto
Pirri Alfredo
Pisani Vettor
Pistoletto Michelangelo
Prini Emilio
Ruff Thomas
Salvadori Remo
Santachiara Denis
Schifano Mario
Serrano Andres
Sherman Cindy
Simmons Laurie
Solakov Nedko
Spranzi Alessandra
Staccioli Mauro
Tàpies Antoni
Tillmans Wolfgang
Vautier Ben
Vedovamazzei
Vercruysse Jan
Vitone Luca
Von Zwehl Bettina
Woodrow Bill
Xhafa Sislej
DA DUCHAMP A CATTELAN
ARTE CONTEMPORANEA SUL PALATINO
Palatino, Roma
28.06 – 29.10.2017
SCHEDA INFORMATIVA
Titolo Da Duchamp a Cattelan.
Arte Contemporanea sul Palatino
Sede Roma, Palatino
Via di San Gregorio
Ideazione di Francesco Prosperetti e Alberto Fiz
A cura di Alberto Fiz
Promossa da Soprintendenza Speciale Archeologia, Belle Arti
e Paesaggio di Roma
Associazione ALT – Arte Lavoro Territorio
Electa

Periodo 28 giugno – 29 ottobre 2017
Catalogo Electa
Orari 08.30 – 19.15
dal 28 giugno al 31 agosto
8.30 – 19
dal 1 al 30 settembre
8.30 – 18.30
dal 1 al 28 ottobre
8.30 – 16.30
29 ottobre
L’ultimo ingresso si effettua un’ora prima
della chiusura del monumento
DA DUCHAMP A CATTELAN
ARTE CONTEMPORANEA SUL PALATINO
Palatino, Roma
28.06 – 29.10.2017
Biglietto Intero € 12,00; ridotto € 7,50 comprensivo delle mostre in corso
nell’area archeologica Foro Romano – Palatino – Colosseo.
Riduzioni e gratuità secondo la normativa vigente.
Lo stesso biglietto - valido 2 giorni - consente un solo ingresso al
Colosseo, al Foro romano e al Palatino.
I biglietti sono acquistabili online sul sito www.coopculture.it
tel. +39.06.39967700

Informazioni www.electa.it
Uffici stampa
Soprintendenza Luca Del Fra
Electa Gabriella Gatto
tel. +39.06.47497462
press.electamusei@mondadori.it
DA DUCHAMP A CATTELAN
ARTE CONTEMPORANEA SUL PALATINO
Palatino, Roma
28.06 – 29.10.2017
COLOPHON
Da Duchamp a Cattelan.
Arte contemporanea sul Palatino
Roma, Palatino
28 giugno - 29 ottobre 2017
Mostra promossa dalla
Soprintendenza
Speciale Archeologia, Belle Arti e
Paesaggio
di Roma, dall’Associazione ALT -
Arte
Lavoro Territorio
e da Electa
Ideazione
Francesco Prosperetti
Alberto Fiz
Curatela della mostra e del
catalogo
Alberto Fiz
Responsabili scientifici per l’area
archeologica
Alessandro D’Alessio
Giuseppe Morganti
Patrizia Fortini
Responsabili del progetto per le
fasi di
allestimento e disallestimento
della mostra
Alessandro D’Alessio
Giuseppe Morganti
Responsabile del servizio di
valorizzazione
Martina Almonte
Responsabile tecnico per l’area
archeologica
Maurizio Pinotti
Servizio Permessi del Foro
Romano-Palatino
Maurizio Rulli
con
Roberta Alteri
Daniela Borruso
Produzione e realizzazione
Associazione ALT – Arte Lavoro
Territorio
Leggeri S.r.l.
Progetto di allestimento
Alberto Fiz
Tullio Leggeri
Organizzazione dell’allestimento
Massimiliano Leggeri
Simona Leggeri
Realizzazione dell’allestimento
Cherubini S.r.l.
Leggeri S.r.l.
Trasporti
Leggeri S.r.l.
Nicoli Trasporti Spedizioni S.p.a.
Assicurazione
AXA Assicurazioni S.p.A.
Assistenza tecnica
Roberto Colombini
Lorella Genovese
Fotografie Associazione ALT -
Arte Lavoro
Territorio Arte Contemporanea
Roberto Marossi
Segreteria organizzativa di ALT
Roberta Facheris
Produzione, editoria
e comunicazione
Electa
Coordinamento del progetto
Anna Grandi
Grazia Miracco
Editoria
Carlotta Branzanti
Stefania Maninchedda
Comunicazione e ufficio stampa
Gabriella Gatto
Marketing e promozione
Aurora Portesio
Design e immagine coordinata
Tassinari/Vetta
con Andrea Guccini
DA DUCHAMP A CATTELAN
ARTE CONTEMPORANEA SUL PALATINO
Palatino, Roma
28.06 – 29.10.2017
Marina Abramović
Mambo a Marienbad
Cibachrome su alluminio
2001
Pioniera della performance e della
Body Art sin dagli anni settanta,
l’immagine fotografica di Marina
Abramović è il risultato di una celebre
installazione/performance realizzata
per per il padiglione abbandonato
Charcot dell’ex-Ospedale
Neuropsichiatrico di Volterra. L’artista
è la proiezione del desiderio che riflette la propria immagine sulla grande pedana riflettente.
Il luogo rimanda ad una dimensione lontana e il tempo sembra aver fagocitato le passioni
controverse che lo hanno abitato. Ora, ciò che conta è la durata, il permanere dell’immagine
oltre il suo stesso consumarsi: fasciata in un abbagliante abito rosso fuoco, Marina balla sulle
note di “Mambo Italiano”, offrendosi al pubblico come un’icona senza tempo, “diva e clown”.
Il riferimento al film L’année dernière à Marienbad di Alain Resnais non è casuale in quanto
rimanda ad una dimensione soggettiva della memoria.
Maurizio Cattelan
Untitled
specchio, 190 x 117,43
2017
Tra i più celebri protagonisti della scena artistica
internazionale, Maurizio Cattelan ha sempre
considerato la provocazione e l’ironia come aspetti
salienti di una ricerca tesa al disinganno, dove vengono
prese di mira le convenzioni sociali. L’installazione
testimonia il suo proficuo dialogo con il collezionista.
Nel 1995 l’artista, ospite di Tullio Leggeri, realizza per
la sua casa di Trescore Balneario, in provincia di Bergamo, un’opera site-specific: semplice
e diretta, proprio come il suo modus operandi, consiste in uno zerbino specchiante che,
ironicamente, riflette l’immagine di chi lo attraversa. Per il Palatino viene ripreso il medesimo
concetto e lo specchio è collocato in una zona di passaggio obbligato, il tunnel che collega lo
Stadio con l’Ovale di Teodorico. Lo specchio/ zerbino rappresenta, da un lato, la tradizione
dell’architettura romana (le dimensioni auree in cui è stato realizzato) e dall’altro accoglie i
visitatori in un luogo visionario osservato da un inedito punto di vista.
DA DUCHAMP A CATTELAN
ARTE CONTEMPORANEA SUL PALATINO
Palatino, Roma
28.06 – 29.10.2017
Marcel Duchamp
Rotoreliefs
cartoncini serigrafati (6), giradischi,
diametro 20
1957
Marcel Duchamp ha posto le basi
della ricerca concettuale attraverso la
pratica del ready made. Interessato a
mettere a nudo l’idea come la Sposa del
Grande Vetro, l’artista manifesta una
profonda e radicale ostilità nei confronti della pittura retinica e della materia pittorica che
contraddistinguono l’arte moderna. I Rotoreliefs, a cui lavora sin dagli anni venti, esplicano
il loro senso nell’azione dinamica anticipando l’optical art. Durante la rotazione, la loro
superficie perde la bidimensionalità costitutiva e diviene una sorta di motore pulsante che
assorbe l’occhio di chi guarda. L’automatismo psichico, connesso al movimento dei dischi (in
realtà non sono che superfici piane) mira a esprimere il funzionamento del pensiero al di là di
ogni controllo cosciente.
Cai Guo-Qiang
Service for the Biennale!
risciò, plexiglas, pvc, bottiglie, bicchieri, 300 x 90
x 180
2001
L’artista cinese Cai Guo-Qiang inizia la sua
attività lavorando con la polvere da sparo,
simbolo provocatorio di libertà e di opposizione
al clima di oppressione politica e artistica in
Cina. Trasferitosi in Giappone e poi a New York,
esplora le proprietà di questo mezzo e progetta
veri e propri eventi esplosivi. I lavori recenti
sono installazioni su larga scala che recuperano
i simboli della cultura cinese e affrontano la
dialettica tra tradizione locale e globalizzazione.
Service for the Biennale! è stato realizzato nel
2001 per la 49a Biennale di Venezia, e si presenta
come una tavola imbandita per un grande party
con l’immagine stampata di Harald Szeemann, il
direttore della Biennale di allora. Da sotto il tavolo
trasparente spunta un risciò e i generi di conforto sono solo un miraggio.
DA DUCHAMP A CATTELAN
ARTE CONTEMPORANEA SUL PALATINO
Palatino, Roma
28.06 – 29.10.2017
Richard Long
Impronta di mano
Fango su cartoncino
Tra i maggiori protagonisti della Land Art, l’opera di
Richard Long è legata al mondo fisico dei nostri sensi.
Nelle sue immagini si avverte un forte dualismo tra
l’ immobilità della forma (in questo caso l’impronta
della mano) e lo scorrere del tempo. Come lui stesso
afferma “attraverso il corpo, è il tempo a entrare nella
mia opera.” L’intento di Long è quello di sviluppare
la relazione tra l’uomo e l’ambiente senza ulteriori
implicazioni diventando lui stesso parte in causa di un
processo creativo che si sviluppa nel suo fare. L’artista inglese non rappresenta il paesaggio
ma è l’anima ancestrale e geologica che lo vive e lo assorbe. “Tutto il mio lavoro è fatto
interamente con il mio corpo, è fatto del tempo del mio camminare, della misurazione dei
miei passi, delle mie impronte. Alcuni cerchi nascono dalle mie mani, altri dalla rapidità del
gesto, così, attraverso il corpo, il tempo diventa il cuore stesso del mio lavoro”.
Christian Philipp Müller
Space Rendez-vous
cartapesta e anima in ferro, 800 x 110 x 110
2008
L’artista svizzero Christian Philipp Müller vive il clima
delle manifestazioni collettive che si sviluppano a
Münster (Skulptur Projecte) e a Kassel (Documenta)
sotto l’impulso della Germania della ricostruzione dopo
l’unificazione. La sua ricerca è rivolta a quello spazio,
pubblico o privato, in cui si negoziano i parametri e le
identità politiche, culturali ed economiche della società
contemporanea. Carro Largo è stato prodotto in
occasione di Manifesta 7 per la sede della Manifattura
Tabacchi di Rovereto, dove l’artista trova casualmente
un pacchetto di sigarette Apollo-Soyuz prodotto in Russia da Philip Morris. Attratto
dall’antiquata immagine futuristica di due navicelle spaziali agganciate, ne studia la storia e
scopre che nel 1936 il futurista Fortunato Depero concepì per l’azienda un carro allegorico.
Müller ripercorre quest’idea e sceglie il rendez-vous spaziale del 1975 a modello per il suo
carro allegorico, che in quell’occasione, sfila nella città di Rovereto con una folla vestita in
abiti tradizionali. Trasferite sul Palatino, le sue navicelle spaziali consentono di ripensare la
storia di ieri e di oggi.
DA DUCHAMP A CATTELAN
ARTE CONTEMPORANEA SUL PALATINO
Palatino, Roma
28.06 – 29.10.2017
Vedovamazzei
After Love
legno dipinto, 700 x 650
2003
Nell’indagine di Vedovamazzei (duo nato nel
1991 da Simeone Crispino e Stella Scala),
il complesso impianto visivo legato alla
meraviglia, all’apparente impossibilità del
comprendere e circoscrivere un segno visivo
in modo preciso, è affrontato con leggerezza
spiazzando lo spettatore di fronte a oggetti
e segni di natura ambigua. Quanto ad After Love, se non fosse per le evidenti anomalie –
pilastri che pendono, finestre sconnesse, tettoia evidentemente pericolante – sarebbe
la classica villetta suburbana. In realtà, non è altro è che la casetta sbilenca di One Week
(1920), il film dove Buster Keaton si cimenta in un’esilarante e amara parodia dello stereotipo
della provincia felice.
Luca Vitone
Gli occhi di Segantini
legno e bitume colorato, 700 x 630
2008
L’opera site-specific di Luca Vitone si inserisce
in una poetica concentrata sull’ambiente e il
contesto storico-sociale in cui si collocano i
suoi interventi. Con Gli occhi di Segantini, si
vuole rendere omaggio a uno dei maggiori
artisti trentini, il grande “Segante”, come lo
chiamavano gli amici, nato nel 1858 poco
distante da Rovereto, ad Arco. Vittone
ha realizzato una copia fedele del luogo in cui Segantini lavorò a partire dal 1894, sulle
montagne dell’Engandina, nella Svizzera meridionale. Una piccola costruzione in legno a
pianta circolare che nei progetti di Segantini doveva essere riprodotta nell’Esposizione
universale di Parigi del 1900, per accogliere una delle opere maggiori dell’artista, il Trittico
delle Alpi. Dipingendo en plein air e in questo atelier l’artista trasse i soggetti per gran parte
delle vedute alpine, in un paesaggio che definì “una vera miniera di ispirazione”. Le stesse
montagne che Vittone riproduce fotograficamente all’interno dell’installazione che, nel
contesto del Palatino, crea un dialogo imprevisto con le architetture antiche.
DA DUCHAMP A CATTELAN
ARTE CONTEMPORANEA SUL PALATINO
Palatino, Roma
28.06 – 29.10.2017
ENIGMA PALATINO
Conversazione tra Francesco Prosperetti, Alessandro D’Alessio e Alberto Fiz
AF Qual è oggi la funzione di uno spazio antico come il Palatino?
FP È un luogo della città, seppure affatto particolare, prima ancora che uno spazio
antico. Anche perché si tratta in gran parte di un patrimonio archeologico riscoperto
di recente che, già nel medioevo, nella sua quasi totalità era finito sottoterra oppure
inglobato in fabbriche di epoca successiva. È, quindi, un insieme di rovine che porta il
segno della sensibilità moderna degli archeologi, che lo hanno riportato alla luce negli
ultimi 200 anni, in una facies che può ricordare l’antico ma certo non ne ristabilisce la
percezione originaria. Una serie di luoghi e di spazi che nella restituzione archeologica
hanno, purtroppo, perduto le caratteristiche che ne facevano una parte viva della città
e che soffrono oggi una condizione di separatezza dal resto di Roma.
ADA II Palatino, come altre aree monumentali di Roma, è parte integrante – o così forse
dovrebbe essere – della città stessa. Ma vi costituisce e sembra rappresentarne un
tipico lieu de mémoire (per dirla un po’ banalmente con lo storico francese Pierre
Nora) che, come abbiamo già avuto modo di sottolineare a proposito di altri contesti
urbani antichi, resta ampiamente estraneo, incognito e recondito, inconscio e
certamente non intellegibile ai più. Che siano i cittadini romani e italiani, o i milioni di
stranieri che quotidianamente lo visitano, il Palatino si fa percorrere e osservare, da
dentro e da fuori, incastonato com’è nel cuore di Roma (urbs), ma non si dà e non si fa
capire, non si apre al mondo (orbs), ne resta oggi separato. Ed è a partire da questa
constatazione che è lecita la tua domanda. Per rispondere, sarà forse opportuno
sviscerare e risolvere prima questa contraddizione: un lieu de mémoire che non
restituisce ancora, né diffusamente tramanda, il ricordo di quel che è stata Roma.
Roma nel centro del (suo) potere.
AF Il rapporto tra archeologia e arte contemporanea è un tema molto dibattuto
soprattutto in una città come Roma. Com’è possibile ipotizzare una relazione corretta.
FP L’arte contemporanea può contribuire a riscattare questo luogo dalla condizione di
separatezza cui esso è stato condannato, a patto di ricostruire dei nessi di significato
tra i diversi luoghi, dentro e fuori dal Platino. Si tratta di uno spazio che deve ricostruire
il proprio rapporto non solo visivo, ma anche funzionale con la città che lo circonda e
con i suoi abitanti.
L’arte contemporanea non persegue un’estetica del bello e proprio per questo può
essere capace di ristabilire un rapporto molto attivo e partecipato tra i cittadini e
quella parte di Roma in cui la storia ha sedimentato tante testimonianze.
Credo che tra i compiti degli artisti di ogni tempo ci sia quello di farsi interpreti dei
luoghi, di riuscire a vedere e comunicare i significati nascosti nella realtà su cui sono
chiamati a intervenire.
DA DUCHAMP A CATTELAN
ARTE CONTEMPORANEA SUL PALATINO
Palatino, Roma
28.06 – 29.10.2017
ADA Quesito complicato, questo, e che meriterebbe una risposta altrettanto complessa.
Fondamentalmente, una relazione corretta tra archeologia e arte contemporanea
a Roma può fondarsi a mio avviso tanto su una liaison di tipo logico, perfettamente
consonante e contestuale, secondo un approccio per così dire cartesiano, oppure
anche alogico, in un certo senso contro-metodologico o anti-dogmatico in base alla
lezione del filosofo austriaco Paul Feyerabend. Quel che conta è la tematica, il tessuto
connettivo, il contrappasso che ricollega o mette in opposizione concetti e significati
dell’antico e del contemporaneo, cioè la dimensione reciprocamente esplicativa
e giustificativa dei due domini, sul piano sia iconografico sia appunto iconologico.
In un passato non troppo lontano eppur oscuro della nostra storia nazionale – e
penso qui chiaramente al Ventennio – la relazione istituita tra arte e/o architettura
“contemporanea” e antichità di Roma presupponeva e veicolava un messaggio
fortemente ideologico (o ideologizzato), di costruzione del consenso in un’ottica di
supremazia etnica e culturale tanto retorica quanto ridicola, ma che si fondava non
di meno sull’adozione di forme, cifre, stilemi, ma anche di componenti materiche – di
una estetica insomma – in grado di richiamare o farsi richiamare dall’antico. Penso,
ad esempio, alle tante statue o ai mosaici “fatti all’antica” che adornano diversi luoghi
della città; oppure a taluni edifici quali la Casa Madre dei Mutilati e Invalidi di Guerra
rispetto al Castel Sant’Angelo o Mole Adriana, oppure al grande palazzo-serbatoio
dell’Acea in via Eleniana rispetto alla Porta Maggiore e al sepolcro di Eurisace, e
così via fino alla perfetta sintesi del Palazzo della Civiltà Italiana o del Lavoro all’EUR
rispetto al Colosseo. In questi casi, il rimando iconografico e semantico era ed
è esplicito (sebbene non da tutti percepibile), mentre in tante altre esperienze o
situazioni – come quella degli allestimenti al Palatino che qui presentiamo – il dialogo
antico-contemporaneo è decisamente più sottile e concettuale. Ma la relazione resta
a mio avviso corretta.
AF La critica più radicata è quella che si desidera fare dei luoghi storici e archeologici
la scenografia per eventi del tutto estranei ai contenuti. Come rispondete a queste
accuse?
FP Non si tratta di approfittare della suggestione indotta da questi luoghi per farne
scenario di eventi dell’arte, ma di realizzare un rapporto di contaminazione, che
offra al visitatore nuove chiavi di lettura di quegli spazi. Credo che in questo le rovine
propongano all’artista una vera e propria sfida, in quanto costituiscono un paesaggio
da cui la vita delle persone si è allontanata da millenni ed è compito della creazione
artistica cercare di riportarle in una dimensione temporale contemporanea. Questo
obiettivo può essere conseguito non soltanto attraverso mostre e installazioni, ma
anche grazie a eventi performativi che coinvolgano lo spettatore proprio sul piano dei
contenuti.
ADA E allora? Il punto è il come si fanno le cose, la qualità e il livello – anzi, i livelli – della
comunicazione al pubblico. Anche perché i luoghi archeologici sussistono oggi nella
loro dimensione di rovine, peraltro pluristratificate, non corrispondono ad alcuna
DA DUCHAMP A CATTELAN
ARTE CONTEMPORANEA SUL PALATINO
Palatino, Roma
28.06 – 29.10.2017
fase storica reale, ovvero realmente esistita. La materia non è compenetrabile. Se il
loro essere scenografia, paesaggio, ambientazione di contenuti altri è corretto, non
violenta il luogo stesso, non vedo dove sia il problema. Ripeto, la questione sta tutta nel
cosa e come si fa.

AF Per quale ragione oggi è di gran moda una sorta di puritanesimo verso l’antico, come
se la sua giusta dimensione fosse quella di essere mummificato.
FP Non credo si tratti tanto di un atteggiamento “puritano” nei confronti dell’antico,
quanto piuttosto di un’attitudine a considerare questi luoghi come patrimonio della
sola cultura archeologica e dunque come luoghi soltanto da vedere, e rispettare, non
fatti per essere vissuti nel contemporaneo.
Esiste, poi, il tema della forte cesura temporale che ci spinge a non considerare
come possibile l’aggiunta di nuove parti in un contesto antico e addirittura a evitare le
anastilosi. Si tratta, a mio avviso, di una preclusione dettata soltanto dalla paura e non
sorretta da un adeguato bagaglio culturale.
ADA Se di puritanesimo si tratta, questo promana da una cerchia ristretta. Non credo che
la maggioranza della popolazione la pensi così, il che in assoluto non è detto che sia
sempre e comunque un bene: le democrazie plebiscitarie sono pericolose. Detto
ciò, gli intellettuali hanno il diritto-dovere di indirizzare l’orientamento culturale della
nazione, di farlo crescere e accompagnarlo, ma anche di raccoglierne le istanze,
di osare, di scrollarsi di dosso ogni fondamentalismo, pur nel rispetto assoluto
del patrimonio, materiale e immateriale. Se così non fosse sempre stato, oggi non
avremmo il non-finito di Michelangelo, o i quadri di Van Gogh o Picasso, la Tour
Eiffel, tutte le avanguardie del Novecento, la Piramide del Louvre e forse nemmeno
il Pantheon di Adriano. E d’altro canto non di rado – mi passi il gioco di parole e
significato – l’anticonformismo di ieri o di oggi, è rispettivamente stato o sarà il
conformismo di oggi e di domani.
AF Ma quali sono i rischi di una cattiva gestione degli spazi antichi?
FP Esattamente quelli che derivano dalla paura a cui accennavo prima e che inducono
soltanto alla mera conservazione delle rovine. Ignorando che il più delle volte sono
proprio le rovine il frutto di operazioni che di conservativo avevano poco o nulla. Basti
pensare a Villa Mills, sul Palatino, distrutta per rimettere in luce i resti delle fabbriche
imperiali tra le quali era stata costruita. Ma lo stesso discorso può farsi per la Curia
Julia ricavata dalla distruzione della chiesa di Sant’Adriano e per tanti altri casi, meno
eclatanti. Con questo non voglio dire che ci si debba comportare con disinvoltura di
fronte al tema della conservazione, ma è altrettanto necessario difendere le ragioni
dell’arte contemporanea come qualcosa di assolutamente compatibile con l’antico.
Ancor più se si fa caso al fatto che l’apporto dell’arte è il più delle volte un evento
effimero, che non comporta alterazioni permanenti dei resti antichi.
ADA Il rischio a mio avviso è quello di un’eccessiva, smodata mercificazione di questi
spazi. La tendenza in taluni casi esclusiva, eccessiva e inconsapevole alla cosiddetta
DA DUCHAMP A CATTELAN
ARTE CONTEMPORANEA SUL PALATINO
Palatino, Roma
28.06 – 29.10.2017
valorizzazione del nostro patrimonio culturale, l’organizzazione di manifestazioni
ed eventi che ben poco hanno a che fare con il contesto in cui si svolgono, o il
voler aumentare a dismisura, con modalità geometriche, i flussi turistici all’interno
di siti/monumenti e musei è un pericolo. Dobbiamo iniziare a porci il problema
della sostenibilità della loro fruizione. Dobbiamo certamente alzare la quantità e
qualità dei servizi e dell’offerta culturale in senso lato (e dunque anche degli introiti
che ne derivano), ma prestando molta attenzione alla capacità massima che il
nostro stesso patrimonio ha di supportare e sopportare questa messa in valore.
Se oggi ne abusiamo, rischiandone la perdita con una visione miope e puramente
“imprenditoriale”, domani cosa valorizzeremo”?
AF Metodologicamente, credo che esista una relazione molto stretta tra il mondo antico e
quello contemporaneo. La poetica del frammento, così come quello dell’archiviazione
o la stessa idea di monumento, sono aspetti salienti per entrambe le realtà.
ADA Mi limito a evocare qui la tematica trattata da Giorgio de Chirico (e la relativa
semantica) nelle diverse versioni degli Archeologi, dove appunto il frammento, la
monumentalità, l’archiviazione, concorrono a costruire quella poetica cui fai cenno.
AF Quando, insieme a Tullio Leggeri, riflettevamo sul titolo da dare a questa mostra
la prima idea era stata quella di nominarla I nuovi Barbari. A ben vedere, gli artisti
contemporanei rimangono degli estranei anche per il pubblico che spesso si trova di
fronte a un linguaggio non ancora metabolizzato.
FP Come i Barbari che si trovavano di fronte ai grandi monumenti della classicità e non
li capivano…? In realtà le grandi distruzioni del patrimonio antico non sono frutto dei
Barbari, ma sono da imputare al progressivo smontaggio dei materiali destinati al
reimpiego. I nuovi popoli hanno teso piuttosto ad assimilare una cultura che a loro
appariva più avanzata della loro e questo rapporto di assimilazione, di attualizzazione
dell’antico lo riscontro in tanti artisti contemporanei. Quindi direi di si: I nuovi Barbari
sarebbe stato un buon titolo.
ADA Si, potrebbe essere un giusto titolo, almeno nella misura in cui i Barbari di allora, del
mondo antico (per i Greci prima e per i Romani poi), erano percepiti come elemento
etnico e soprattutto culturale estraneo, esogeno. La stessa parola βάρβαρος,
bárbaros (in latino barbarus), è genericamente onomatopeica, per gli antichi Greci,
di chiunque parlasse una lingua che non era appunto il greco (letteralmente è infatti
traducibile con “balbuzienti”). Gli antichi avvertivano cioè nella destrutturazione del
linguaggio, della cultura e della civiltà, un segno e un monito altamente minacciosi.
Ora, se pure ammettiamo che oggi una gran parte del pubblico non è in grado
di riconoscere e decriptare il linguaggio dell’arte contemporanea e accedere ai
contenuti e messaggi che esso veicola, credo, tuttavia, che nessuno ritenga gli artisti
contemporanei altrettanto minacciosi per il proprio senso di identità. Da questo punto
di vista, dunque, il titolo andrebbe altrimenti declinato.
DA DUCHAMP A CATTELAN
ARTE CONTEMPORANEA SUL PALATINO
Palatino, Roma
28.06 – 29.10.2017
AF L’arte contemporanea può avere dei concreti benefici sul riconoscimento dei beni
archeologici?
FP Ritengo di sì, ma non tanto su aspetti funzionali, quanto piuttosto per quanto attiene
alla percezione del senso delle rovine. Il frequentatore contemporaneo dei luoghi
archeologici, nella maggioranza dei casi, non è più il viaggiatore colto che in passato
visitava siti di cui sapeva già tutto, ma, al contrario, si tratta spesso di persone che
di fronte all’antico restano disorientate e prive di efficaci chiavi di lettura. In molti
casi l’opera degli artisti contemporanei è capace di avvicinare il visitatore alla
comprensione dei luoghi, proprio attraverso l’uso di un linguaggio più accessibile e
capace di mediare tra l’antico e la sensibilità del presente. Questo è tanto più evidente
quando ad accostarsi a questi luoghi sono i giovani che sicuramente vivono una
condizione di linguaggio e sensibilità tutta calata nell’attualità e che proprio dal vissuto
contemporaneo trae i codici interpretativi della realtà.
ADA No, almeno su di un piano strettamente funzionale non penso sia così. Un’opera d’arte
contemporanea può, forse, aiutare a capire taluni monumenti, può costituirne un
corollario estetico e, come dicevo prima, un supporto alla percezione e comprensione;
può richiamare e avvicinare il pubblico all’antico in virtù della sua forza espressiva ed
evocativa, ma credo sia soprattutto l’antico, la dimensione di rovina in cui esso viene
a trovarsi a far apprezzare e godere l’arte contemporanea con buona predisposizione
d’animo.
AF Forse è il concetto stesso di presente che andrebbe allargato. A questo proposito c’è
una frase di Henri Focillon che mi sembra emblematica: “Il passato non serve che a
conoscere l’attualità. Ma l’attualità mi sfugge. Cos’è in fondo l’attualità”. Un paradosso
per superare la distanza tra le due dimensioni.
FP Ma è proprio per questo che l’arte contemporanea può risultare uno strumento
indispensabile per comprendere l’antico. L’esperienza dell’arte ci permette di
cogliere il senso del tempo non attraverso il mero racconto del passato, ma vivendo
nell’attualità della creazione artistica il rapporto che si viene a stabilire tra contesti
lontanissimi nel tempo, tuttavia intersecati e interagenti.
AF In questa mostra la storia è vissuta come spazio di riflessione in un allargamento
progressivo della prospettiva. Non a caso l’architettura è così importante come
dimostrano i lavori di Vedovamazzei, Luca Vitone, Michelangelo Pistoletto, Gianni
Pettena, solo per citarne alcuni. Anche chi ha creato la collezione, Tullio Leggeri, è un
architetto sempre in trincea.
FP I luoghi che abbiamo scelto per la mostra hanno tutti una fortissima valenza
architettonica che dà luogo a installazioni di grande impatto spaziale ed emotivo.
La crisi della produzione architettonico formale che caratterizza l’attuale fase
contemporanea, si confronta con la rovina delle grandi architetture del passato,
dando luogo a un insieme che non può non suscitare nel visitatore una riflessione sul
significato della conservazione, da un lato, e del fare architettura dall’altro.
DA DUCHAMP A CATTELAN
ARTE CONTEMPORANEA SUL PALATINO
Palatino, Roma
28.06 – 29.10.2017
ADA Il Palatino è l’architettura; l’architettura romana nella sua massima capacità
espressiva, oltreché funzionale. Lo stesso nome antico del colle, Palatium, finì per
designare la residenza degli Imperatori, la reggia per antonomasia e, di lì in avanti, ogni
edificio in forma di palazzo. Quale luogo migliore, dunque, per ospitare opere a forte
valenza architettonica?
AF In molti lavori realizzati per l’occasione si è dato vita a vere e proprie interferenze,
com’è accaduto per la Diagonale Palatina di Mauro Staccioli che si staglia tra le mura
severiane. Non pensate che in tal modo si delinei un nuovo progetto che potenzia
l’antico e, nello stesso tempo, ne consente una rinnovata lettura.
FP Con Staccioli ho avuto modo di dialogare in passato quando lavorava al parco di
Scolacium nel progetto Intersezioni, da te curato. In quel progetto erano presenti
numerose installazioni, tra cui una che l’intervento di oggi sul Palatino per molti
versi ricorda. Ma devo dire che, in questo caso, il confronto della diagonale con la
serialità delle arcate è davvero suggestivo: si tratta di un segno capace di misurare la
grandiosità delle architetture severiane proprio attraverso la dimensione gigantesca
dell’oggetto che con esse si confronta finendo per apparire molto più piccolo del reale.
ADA Si tratta di suggestioni che certamente possono essere innescate, ma una rilettura
dell’antico alla luce del contemporaneo è, come ho già detto, operazione complessa,
non immediatamente palese. La Diagonale di Staccioli, peraltro, non mancherà di
suscitare critiche e forse qualche imbarazzo, proprio per essere allestita all’interno del
complesso severiano del Palatino con una simile volontà di potenza.
AF Anche in futuro Palatino contemporaneo potrà diventare un riferimento stabile per la
cultura artistica?
FP Come si sa il Ministero ha scelto di non dare continuità all’esperienza condotta su
Colosseo, Foro e Palatino in questi ultimi due anni. Mi auguro che il senso di questa
esperienza venga recepito da chi dovrà in futuro dirigere il Parco, che se vorrà potrà
condividere le tematiche innovative sperimentate ultimamente.
ADA Io credo di si. Specialmente se le tematiche prescelte si compenetreranno sempre più
con la realtà e il fascino del luogo.
 
   
   
   
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