Home Page

     
<<< torna indietro  
   
Clicca per ingrandire
FRUTTRATTI. LA VITA SEGRETA DELLA FRUTTA  
     
CHRISTOPHER DAVID MOORE - Sabato 17 Marzo alle ore 18,00, presso la Galleria La Teca di Padova, Corso Umberto I 56  
INAUGURAZIONE DELLA MOSTRA “FRUTTRATTI. LA VITA SEGRETA DELLA FRUTTA”,
PERSONALE DEL PITTORE CHRISTOPHER DAVID MOORE PRESSO LA GALLERIA LA TECA DI
PADOVA.
Sabato 17 Marzo alle ore 18,00, presso la Galleria La Teca di Padova, Corso Umberto I 56, inaugurerà
la mostra “Fruttratti. La vita segreta della frutta”, personale del pittore Christopher David Moore.
Le opere che fanno parte di questa particolare produzione dell’artista Christopher David Moore traggono
ispirazione dalla natura: in modo specifico sono rappresentazioni di frutti che rispecchiano la stagione di cui
sono il prodotto e che si dispongono in composizioni in cui l’assenza di una prospettiva razionalmente
definita e molto spesso di piani d’appoggio, l’alternarsi e compenetrarsi di luci e ombre che si configurano
come volumetria e un prosieguo ideale dell’oggetto oltre la sua forma, l’importanza data ai riflessi, riverberi
della realtà circostante il soggetto del ritratto, ce le fanno percepire come una interpretazione che prende
spunto dal reale per andare oltre, ricercare e suggerire significati altri.
Tutto il periodo di fioritura del genere della natura morta nella storia artistica italiana e internazionale, che
prende avvio dall’antichità classica e si snoda lungo il corso dei secoli attraverso differenti e multiformi
concezioni e raffigurazioni fino a trovare il suo culmine nella pittura seicentesca ha concepito
tradizionalmente questo particolare campo artistico come decorativismo o descrizione d’ambiente,
manifestazione di uno status o esplicazione, come monito simbolico, della sostanza peribile e mutevole di
tutte le cose viventi.
Questi “ritratti” di frutti sono proprio in senso letterale trasposizioni di una desiderata ricerca di bellezza e
oggettività, soffusa di una particolare qualità introspettiva che mira ad arrivare con perizia al particolare
senza però renderlo in una precisione fotografica che ne sminuirebbe la poesia e il contenuto.
Possiamo considerarli in certo qual modo come autoritratti dell’artista stesso, o che comunque esternano
una parte del sé, di quella riflessività e capacità di interiorizzazione che procede al di là del realismo
fotografico per arrivare a una figurazione di stampo contemporaneo che mira ad avvicinarsi alla vera
essenza delle cose.
Il senso è indagare oltre il visibile, in quegli spazi che le ombre ci lasciano intravedere attraverso il colore di
cui sono costituite per rivelarcene il microcosmo nel macrocosmo, un contesto in cui la mente ama perdersi
per ritrovare momenti meditativi, acquisire stupore e meraviglia, e conquistare la netta intuizione di quella
connessione che sottostà ad ogni elemento mondano.
Uno sguardo sull’oggettività dell’esistente che si arricchisce di interrogativi di stampo surreale e metafisico:
dal riconoscimento dell’interconnessione di ogni cosa all’interno del creato, come del ruolo necessaria e
sensibile che in questo processo di collegamento e di trasmissione di messaggi e stimoli fra interno e
esterno è data all’uomo, unione di mente, spirito e corpo che di questa armonia risonante costituisce il perno
forse più consapevole e cosciente.
Dal figurativismo rinascimentale alle allegorie di Arcimboldo, riviste però nell’ottica sovvertita di
personificazione attribuita agli oggetti, anziché costruzione di “teste composte”, all’arte Pop di Claes
Oldemburg e Domenico Gnoli, che dell’ingrandimento hanno fatto espressione delle contraddizioni e
paradossi del presente per stimolare interrogativi e indurre un atteggiamento ironico-critico nell’osservatore,
al realismo mediato di surrealismo nel “precisionismo” dell’americana Georgia O’Keeffe, che dal figurativo
riportato nei più precisi dettagli ricavava possibilità di visione non sperimentate in precedenza.
Una ricerca di solidità e materialità che si costruisce tramite la linea e soprattutto nell’alternanza di
chiaroscuro, in abbinamenti fra toni caldi e freddi, combinazioni di componenti che si configurano alla nostra
attenzione quali personaggi di una immaginaria conversazione, un convivio che si svolge sotto i nostri occhi,
fra partecipanti che sembrano guardarci e al contempo dialogare fra loro e lasciarsi guardare.
Recupero della bellezza e della naturalità dell’esistenza, la coscienza dell’importanza del rispetto
dell’ambiente in cui viviamo, messo a repentaglio da errati stili di vita e da interessi economici che vanno
contro la nostra stessa integrità biologica e psichica, ma anche suggestioni di una vita oltre la vita.
La sensibilità verso quei processi di collegamento del tutto alle sue parti, di cui non possiamo avere l’esatta
certezza e che dal concreto approda all’astratto, a quella forma di spiritualità che accomuna tutti gli esseri a
prescindere dalla provenienza e dalle culture, in un’unione karmica di cui non ci è dato sapere i meccanismi,
ma che arricchisce di sorpresa e stupore, come della sensazione di un ordine sottostante che in certa misura
spaventa, in altra scioglie il senso di isolamento e di abbandono nell’assoluto che quali creature umane
talvolta ci assale.
25.02.2018 Maria Palladino
La mostra resterà visitabile fino al 31 Marzo.
Orario di apertura: mercoledì – sabato, 10,30 – 12,30 e 16,30 - 19,30. Ingresso libero.
Per informazioni:
www.gallerialateca.com
info@gallerialateca.com
ph. +39 3474670115 - +39 3496650016
Maria Palladino: 3341695479 audramsa@outlook.it
 
   
   
   
Maria Palladino