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AUTOVIOLATIONPRIVACY  
     
Jessica Iapino - Finissage 15 marzo 2018 ore 18.30 | Interno 14 | Roma  
Jessica Iapino


AUTOVIOLATIONPRIVACY

a cura di Lori Adragna


Finissage 15 marzo 2018 ore 18.30 | Interno 14 | Roma

Giovedì 15 marzo 2018 dalle ore 18.30 si svolgerà il finissage di AUTOVIOLATIONPRIVACY di Jessica Iapino, a cura di Lori Adragna: un percorso espositivo site-specific che si articola in quattro momenti disgiunti tra loro per la variabilità del mezzo.

Con l’ausilio della pratica artistica, Iapino attua in metafora una consapevole violazione della propria e della altrui identità (nella quale di volta in volta si identifica), con l’intento di ristabilirne una “nuova”. Ripercorrendo alcuni “modelli” della costruzione identitaria, auspica di “ri-nascere, di ri-stabilirsi con una possibile funzione altra che le consenta di ritrovare senso e anche di assolvere il prossimo e di autoassolversi.

Durante la serata verrà riproposta la performance dell'opera “SSS” - STIVALE, SARDEGNA, SICILIA con Elena Giulia Abbiatici.

Durante il finissage siete invitati a riportare, redatto con vostre annotazioni scritte e/o grafiche e firmato, il libro bianco dell’opera "My name is Omar" che diventerà parte di una prossima installazione in fieri.

La mostra sarà visitabile anche mercoledì 14 marzo dalle 18.30 alle 20.30.

In copertina: Jessica Iapino “SSS” - Stivale, Sardegna, Sicilia, 2018, performance/gioiello-scultura bronzo, dimensioni variabili / featuring / Elena Giulia Abbiatici - foto di produzione


Maggiori info: AUTOVIOLATIONPRIVACY
Nessuna differenza fra l'essere e il non-essere, se si percepiscono con pari intensità.

Emil M. Cioran
Jessica Iapino
AUTOVIOLATIONPRIVACY
a cura di Lori Adragna
Interno 14 - Roma
Testo di Lori Adragna
Con l’avvento dell’era tecnoliquida descritta da Bauman (2002), l’esigenza di tutelare la propria privatezza -
tanto da farla elevare al rango di diritto con la conseguente necessità di regolamentarne la tutela - ha
raggiunto il suo apice proprio nel momento in cui se ne avvertiva l’ineluttabile erosione. La pervasività, a
partire dal XXI secolo, dell’immagine, dell’informazione e soprattutto della tecnologia, ha assottigliato
sempre più la barriera della nostra privacy. Come suggeriva il sociologo, l’uomo contemporaneo abita una
“società confessionale”, dove i “social network”, strumento di sorveglianza dei pensieri e delle emozioni -
usato dai vari poteri con funzioni di controllo, agisce grazie alla partecipazione entusiastica di chi vi
aderisce promuovendo la pubblica esposizione di sé. Un paradosso evidenziato da Umberto Eco quando
scriveva: “Siamo ossessionati dalla difesa della riservatezza contro un Grande Fratello (alla Orwell) che ci
osserva e ci ascolta”. Ma in realtà tutti vogliamo farci vedere. Perché apparire, anche mostrando il peggio di
sé, è diventato l’unico modo per esistere”.

Le occasioni di violazione della privacy o di semplici interferenze nella sfera privata di fatto accompagnano
quasi ogni istante della nostra vita, “monitorata”, tenuta sotto osservazione, incessantemente registrata.
Cediamo notizie che ci riguardano, lasciamo tracce quando cerchiamo informazioni, servizi, quando ci
muoviamo nello spazio reale o virtuale. Questa gran massa di dati personali raccolta su scala sempre più
larga e diffusa con flusso continuo, modifica la conoscenza. Il confine tra reale e virtuale, tra vero e falso, tra
immagine e persona si fonde e confonde in una concezione di sé tremula e liquida, polimorfa, priva di
certezze. Si altera cioè quel processo (continuamente rivedibile) di identificazione con i modelli proposti
dall’ambiente che forma l’identità.

Nel cyberspazio, impero del narcisismo, le relazioni sociali rischiano di configurarsi come una mera
imitazione della vita face-to-face, dove è più facile dissimulare e nascondersi dietro l’anonimato o un profilo
fake. “Siamo sempre più attratti dall’idea di “ricrearci” con l’aiuto di strumenti social e fotografici a portata
di tutti - scrive Jessica Iapino nel suo progetto Auto Violation Privacy - fino a perdere gravemente la
percezione di una quotidianità privata intima. Creando poi uno specchio parallelo digitale, conosciamo il
prossimo attraverso ciò che “posta” e non attraverso l’osservazione e il vissuto. Preferiamo il filtro di un
monitor credendo che possa sostituire un incontro reale. Costruiamo situazioni distorte dando a noi stessi il
permesso di non esistere; di “non essere” davvero, ma di essere strumento di noi stessi e anche degli altri
per un’identità “disegnabile” e interpretabile da chi non ci consocerà mai.”

Da queste riflessioni si è sviluppata la ricerca dell’artista romana, che sfocia in una personale presso Interno
14. Un percorso espositivo site-specific che si articola in quattro momenti disgiunti tra loro per la variabilità
del mezzo, trovando felice consonanza nei quattro ambienti che compongono la sede espositiva. Con
l’ausilio della pratica artistica, Iapino attua in metafora una consapevole violazione della propria e della altrui
identità (nella quale di volta in volta si identifica), con l’intento di ristabilirne una “nuova”. Ripercorrendo
alcuni “modelli” della costruzione identitaria, auspica di “ri-nascere, di ri-stabilirsi con una possibile
funzione altra che le consenta di ritrovare senso e anche di assolvere il prossimo e di autoassolversi. A
cominciare dall’autoritratto con maschera in negativo di se stessa, dove attraverso l’azione minimale del
video mostra e dimostra di voler riscattare la propria immagine. La scultura rappresenta invece la violazione
di una identità “sacra”, perché elevata a oggetto prezioso con la foglia d’oro zecchino. Nella performance
statica “SSS”, la donna distesa per terra è simbolo di una morte apparente, preannunciata dai gioielli che
indossa raffiguranti la nostra terra spezzata. Infine con l’installazione “My Name is Omar”, attraverso il
nome l’artista riscrive la storia della propria unicità superando anche il conflitto di genere.

STANZA DELLA IDENTITA’ GENOTIPICA
“SELF PORTRAIT W/ MASK”
video installazione 2017, video mono canale 7:24”

Nel video, l’inquadratura fissa riproduce un atto performativo minimale: l’artista scuote la testa tenendo in
bocca tra i denti una maschera in alginato bianco che raffigura il gemello corrotto, l’ombra da reintegrare.
L’azione richiama le movenze di un cane in cerca di carezze, di attenzione e approvazione.

STANZA DELLA IDENTITA’ SACRA
“IL BUONGIORNO HA L’ORO IN BOCCA”
scultura 2017, porcellana, foglia d’oro 23 ¾ kt, 25 cm X 30 cm

Il ritratto scultura di porcellana, materiale sofisticato e puro ricoperto da foglia d’oro zecchino, sacralizza e
viola al tempo stesso la funzione iconica ordinatrice del caos a difesa di un falso idolo, enfatizzato in quel
legame identitario che si inscrive negli accessi remoti ed insieme attuali dell'archetipo.

STANZA DELLA IDENTITA’ SOCIALE
“SSS” - STIVALE, SARDEGNA, SICILIA
performance/scultura-gioiello 2018, bronzo, dimensioni variabili / featuring: Elena Giulia Abbiatici

L’identità sociale è quella che coinvolge tutti: l’Italia qui è fatta a pezzi nel gioiello indossato da una figura
femminile contrassegnata dai colori della stessa bandiera che giace a terra al centro della sala. Immobile.

STANZA DELLA IDENTITA’ DI GENERE
“MY NAME IS OMAR”
installazione, 2018, carta inchiostro, dimensioni variabili

L’installazione collettiva dei libri bianchi “My Name is Omar” sarà una forma di Battesimo o meglio un “auto
battesimo”: i presenti saranno invitati a prendere una copia del libro e a scriverci dentro ogni nome che
avrebbero voluto avere, oppure, a porre dei segni e/o disegni che meglio li rappresentino.

Cancellare ogni tipo di caratteristiche dall’individuo, ma allo stesso tempo valorizzarne ogni dettaglio.
Riportare ogni persona in uno stato precedente al concepimento. Uno stato “bianco e nero” dove si è liberi
di mostrare ciò che si vuole mostrare di sé e non solo ciò che gli altri vedono


Jessica Iapino, “Il buongiorno ha l’oro in bocca”, 2017, porcellana, foglia d’oro 23 ¾ kt, 25 cm X 30 cm - foto di produzione

Jessica Iapino, "My Name is Omar", 2018, carta, inchiostro, dimensioni variabili - foto installazione dettaglio
INFO

Jessica Iapino
AUTOVIOLATIONPRIVACY
A cura di Lori Adragna

Mercoledì 14 marzo dalle 18.30 alle 20.30
Finissage 15 marzo 2018 ore 18.30

Interno 14
Via Carlo Alberto 63 - Roma

Jessica Iapino
www.jessicaiapino.com
art@jessicaiapino.com


Interno 14
Art Director and Press Roberta Melasecca
tel. 349 4945612
roberta.melasecca@gmail.com
www.presstletter.com
 
   
   
   
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