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Venezia 1450. Intorno alla Madonna Tadini di Jacopo Bellini  
     
Milano, Pinacoteca del Castello Sforzesco 10 ottobre 2018 – 13 gennaio 2019  
Venezia 1450. Intorno alla Madonna Tadini di Jacopo Bellini
Milano, Pinacoteca del Castello Sforzesco 10 ottobre 2018 – 13 gennaio 2019
Inaugurazione 9 ottobre 2018, ore 18
Il Castello Sforzesco inaugura martedì 9 ottobre alle ore 18 presso la Pinacoteca la mostra dossier Venezia 1450. Intorno alla Madonna Tadini di Jacopo Bellini, organizzata in collaborazione con l’Accademia di Belle Arti Tadini di Lovere (BG) e Intesa Sanpaolo.
La mostra è l’occasione per presentare a Milano il recente restauro della Madonna Tadini di Jacopo Bellini, realizzato nell’ambito della XVIII Edizione di Restituzioni, il programma di salvaguardia e valorizzazione che Intesa Sanpaolo conduce dal 1989 a favore del patrimonio artistico nazionale, e offre la possibilità di una lettura incrociata sul tema dell’influenza esercitata dalla bottega dei Bellini sulle forme del tabernacolo devozionale a Venezia nella fase di passaggio che segue la metà del XV secolo.
L’opera, proveniente dalla Galleria dell’Accademia Tadini, sarà presentata nella Sala XXIII della Pinacoteca, che riunisce alcuni dei capolavori delle collezioni civiche, la Madonna in gloria e santi (1497) di Andrea Mantegna, la Madonna con il Bambino, santi e angeli (1429-1432) di Filippo Lippi e la Madonna con il Bambino (1460-1465) di Giovanni Bellini.
Proprio il confronto con la Madonna di Giovanni Bellini e la Madonna orante di Jacopo da Cattaro (1462) delle Raccolte d’Arte Applicata del Castello permette di approfondirne l’ambito e le influenze.

La mostra è inoltre occasione per presentare il “Quaderno dell’Accademia Tadini” Nr. 4, Jacopo Bellini. La Madonna Tadini. Studi e Ricerche intorno a un restauro, a cura di M. Albertario e A. Mazzotta, (Milano, Scalpendi editore, 2018) che raccoglie i più recenti studi sull’opera.
Dall’introduzione di Claudio Salsi, Soprintendente del Castello Sforzesco, al Quaderno dell’Accademia Tadini 4:
“La piccola mostra dossier Venezia 1450. Intorno alla Madonna Tadini di Jacopo Bellini nasce da un consolidato rapporto di collaborazione, quasi un’amicizia, con l’Accademia Tadini di Lovere. Le relazioni tra le due istituzioni museali sono da molti anni amichevoli intense e hanno già avuto un momento di scambio in occasione della mostra A tavola con il conte: porcellane europee della collezione Tadini, curata da Marco Albertario nel 2011, a cui le collezioni del Castello hanno partecipato con diversi prestiti. Oggi la direzione degli scambi si inverte ed è Milano ad ospitare uno dei dipinti più prestigiosi e interessanti della collezione di Lovere, la Madonna di Jacopo Bellini, che da pochi mesi è stata restituita alla pubblica fruizione dopo un importante restauro, finanziato da Intesa Sanpaolo, che ne ha permesso una nuova lettura. L’esposizione del dipinto al Castello, che segue quella alla mostra La fragilità della bellezza. Tiziano, Van Dyck, Twombly e altri 200 capolavori restaurati, a Venaria Reale, fase conclusiva della XVIII edizione del progetto Restituzioni, è nata dalla volontà di verificare i risultati del recente restauro a fianco di un’altra opera di grande fama dei musei lombardi, la Madonna col Bambino (Madonna Trivulzio), opera giovanile del figlio di Jacopo, Giovanni, che replica la composizione del padre dando però già prova di autonomia. L’occasione di vedere i due dipinti affiancati è diventata pretesto per verificare un’affinità anche tra opere del Castello, spostando di poche sale la Madonna di Jacopo da Cattaro, un’anconetta lignea dello stesso giro di anni che, nell’ambito di una produzione più seriale, documenta l’assorbimento delle invenzioni della bottega belliniana a Venezia.”

Il restauro della Madonna Tadini di Jacopo Bellini
Il complesso intervento di restauro, reso possibile grazie alla XVIII edizione di Restituzioni, il programma di salvaguardia e valorizzazione che Intesa Sanpaolo conduce dal 1989 a favore del patrimonio artistico nazionale, è stato avviato nel maggio 2017 e concluso nel gennaio 2018. L’intervento è stato condotto da Roberta Grazioli e accompagnato da una campagna di indagini diagnostiche affidate a Kos ArteIndagine finanziata dal Circolo Amici del Tadini.
Il restauro presentava qualche difficoltà per i precedenti interventi (intorno al 1813; nel 1860- 1866, ad opera di Giuseppe Rillosi; nel 1903, ad opera di Luigi Cavenaghi; nel 1981-82, Guido Fiume; negli anni ’90, con un intervento di verniciatura a bitume). Grazie alle indagini diagnostiche e a un calibrato intervento di restauro si è raggiunto un risultato che permette la lettura “quattrocentesca” dell’opera di Jacopo Bellini e ne rispetta le vicende che ci hanno consegnato il dipinto allo stato attuale.
Uno dei risultati più evidenti, nelle immagini che allego (prima e durante il restauro), è il progressivo recupero dell’azzurro del fondo sotto la campitura nera di gusto ottocentesco, ma non va trascurata la restituzione del complesso tratteggio a lacca rossa al quale il pittore aveva affidato la costruzione dell’immagine, riscaldata da una complessa stesura in oro solo in parte conservata e integrata nel corso del restauro ottocentesco.
Il dipinto prima del restauro (maggio 2016) e a conclusione dell’intervento (febbraio 2018).

Dalle ricerche condotte da Antonio Mazzotta per gli aspetti storico-artistici e da Vincenzo Gheroldi e Sara Marazzani per lo studio delle tecniche, sono emerse la grande qualità dell’opera e la conferma di una datazione intorno agli anni ’50 del Quattrocento.
È parsa interessante allora la possibilità di accostare l’opera di Jacopo Bellini alla Madonna con il Bambino di Giovanni Bellini (Madonna Trivulzio), conservata nella Pinacoteca del Castello Sforzesco di Milano, databile agli stessi anni e quindi utile a misurare la diversa risposta di due artisti di diversa età e formazione alle sollecitazioni del contesto culturale padovano. Interessante anche il diverso approccio al tema della cornice, in entrambi i casi di collezione, improntata ad un clima di rievocazione storicista che inquadra la Madonna milanese in una solenne struttura neo- rinascimentale, mentre per Jacopo si volle un modello di transizione di gusto ancora marcatamente tardogotico, in contrasto con la sia pur timida presa spaziale dell’immagine.
Il rapporto tra la composizione pittorica della Madonna col Bambino e la cornice trova una terza possibilità di declinazione dal confronto dei due dipinti con un’altra opera del Castello, la Madonna col Bambino intagliata da Jacopo da Cattaro e datata 1462 (inv. Sculture lignee 164), molto più tradizionale nella composizione centrale, ma la cui cornice deriva dal modello impostato da Donatello per l’altare del Santo a Padova.
Nelle foto, Giovanni Bellini, Madonna con il Bambino (Madonna Trivulzio), Milano, Pinacoteca del Castello Sforzesco; Jacopo da Cattaro, Madonna con il Bambino entro cornice intagliata, 1462, Milano, Civiche raccolte d’arte applicata del Castello Sforzesco.

SCHEDA TECNICA DELLA MOSTRA
TITOLO
A CURA DI SEDE
DATE INAUGURAZIONE PROMOSSA DA
COL CONTRIBUTO DI
ORARI DI APERTURA
TARIFFE MUSEI
INGRESSO LIBERO
Venezia 1450. Intorno alla Madonna Tadini di Jacopo Bellini
Marco Albertario e Francesca Tasso
Castello Sforzesco, Milano – Pinacoteca, Sala XXIII Primo Piano della Corte Ducale
10 ottobre 2018 – 13 gennaio 2019
9 ottobre – ore 18, con ingresso dal Portico dell’Elefante, Corte Ducale
Soprintendenza Castello, Musei Storici e Archeologici, Comune di Milano Accademia di Belle Arti Tadini, Lovere (BG)
Intesa Sanpaolo
Dal martedì alla domenica, ore 9.00 – 17.30 Ultimo ingresso ore 17
Chiuso il lunedì, il 25/12 e il 01/01
Ingresso con biglietto dei Musei del Castello La Biglietteria chiude alle 16.30
Biglietto intero: € 5
Biglietto ridotto (over 65 e 18-26 anni): € 3 Under 18: gratuito
La Biglietteria chiude alle 16.30
Ogni prima domenica del mese
Ogni primo e terzo martedì del mese dalle ore 14

OPERE IN MOSTRA
Jacopo Bellini (Venezia 1400 ca – 1470/1471) Madonna con il Bambino (Madonna Tadini), 1450 circa tempera su tavola trasportata su tela, 97,5x58 cm Lovere, Galleria dell’Accademia Tadini, inv. P 27
La monumentale Madonna sta in piedi dietro un parapetto di marmo rosa, sul quale rimane un libro aperto e appena abbandonato per mettersi in posa con il figlio. Mentre osserva lo spettatore la Madre regge, per prudenza, con entrambe le mani, il Bambino benedicente che indossa solo una collana con un grosso corallo. Su un cartiglio apposto sullo stretto parapetto sta la firma dell’artista, mentre l’iscrizione in caratteri gotici nel nimbo è un passo liturgico di esaltazione della Vergine («Beata sei tu, Vergine Maria, Madre di Dio, che hai creduto»).
La prima possibile menzione a stampa colloca questo dipinto prima del 1808 nel parlatorio delle monache del convento di Santa Maria degli Angeli a Murano, e già il 10 aprile 1812 il conte Luigi Tadini ne era proprietario. Nel primo catalogo a stampa delle raccolte Tadini, quando erano oramai giunte a Lovere, è riportata una provenienza dell’opera dal convento veneziano del Corpus Domini che andrebbe in conflitto con quella muranese, anche se nel Corpus Domini erano confluite, intorno al 1808-1809, molte opere provenienti da altri conventi già soppressi.
Tra 1857 e 1866 la Madonna Tadini subisce un primo restauro per mano di Giuseppe Rillosi di Bergamo, che ha aggiunto lo sfondo color petrolio rimosso, come si vedrà, in occasione del recente restauro. Mentre nel 1900 l’opera è restaurata da Luigi Cavenaghi, che esegue anche il trasporto da tavola a tela. Nel 1901 viene eseguita una nuova cornice da Giovacchino Corsi copiandola da quella, con ogni probabilità originale, della Madonna di Jacopo Bellini delle Gallerie dell’Accademia di Venezia. Nel corso del Novecento l’opera è esposta diverse volte in Europa come rappresentativa dell’artista, e la sua datazione è oscillata tra anni Quaranta del Quattrocento ai pieni anni Cinquanta.
Il restauro effettuato nel 2017 da Roberta Grazioli ha cambiato radicalmente la nostra percezione del dipinto: lo sfondo scuro è stato rimosso e ha rivelato tracce di un’originaria tonalità di azzurro chiaro, come quella di un cielo terso. Così, la mole della Madonna si staglia più netta e monumentale, creando un effetto ancora più potente e adatto per una visione da lontano.
La Madonna Tadini è da considerare un momento di svolta nell’attività pittorica di Jacopo Bellini, pur fedele ai suoi principi alla Gentile da Fabriano. Alcuni elementi, come il libro in scorcio prospettico sporgente dal parapetto in marmo e un laccio che cade mollemente oltre lo spigolo, rimandano alle invenzioni che sul finire degli anni Quaranta del Quattrocento venivano sperimentate a Padova, soprattutto dal futuro genero, Andrea Mantegna. Una datazione intorno al 1450 per la Madonna Tadini sembrerebbe dunque plausibile.
Le notevoli dimensioni e l’atteggiamento delle figure iconico e ieratico fanno pensare a una funzione devozionale semi-pubblica, e ben si accorda in questo senso la sua probabile collocazione più antica a noi nota, ovvero in un parlatorio di monache.
Per saperne di più:
A. Mazzotta, M. Albertario e R. Grazioli, in Restituzioni 2018. Tesori d’arte restaurati, catalogo della mostra, a cura di C. Bertelli, G. Bonsanti, Venezia, Marsilio, 2018, pp. 298-306, n. 30.
Jacopo Bellini. La Madonna Tadini. Studi e Ricerche intorno a un restauro, a cura di M. Albertario e A. Mazzotta, (Quaderni dell’Accademia Tadini 4), Milano, Scalpendi editore, 2018.

Giovanni Bellini (Venezia 1430 ca – 1516) Madonna con il Bambino, 1455 circa
tempera su tavola, 78x50 cm
Milano, Pinacoteca del Castello Sforzesco, inv. 542
Il quadro entra a far parte delle Civiche Raccolte d’Arte tramite l’acquisto, nel 1935, della collezione dei principi Trivulzio, che ha portato al Castello Sforzesco circa 50 opere, fra cui la celebre Madonna col Bambino e santi di Andrea Mantegna, il ciclo degli Arazzi dei mesi su cartone di Bramantino e un nucleo di avori tardo- antichi unico al mondo.
L’opera è segnalata nella collezione dalla metà dell’Ottocento e nella prima metà del Novecento è stata oggetto di dibattito per l’attribuzione.
Provvista di firma lacunosa sul cartellino al centro del parapetto – firma rivelatasi antica e probabilmente autentica nel corso dell’ultimo restauro – il dipinto è stato fin da subito assegnato all’ambito lagunare del XV secolo per la presenza di elementi bizantini e tardo-gotici, come l’iconografia.
I dettagli del fondo astratto e dei nimbi bidimensionali rimandano a Jacopo Bellini, ma dall’osservazione del quadro si evince anche una componente nuova, di stampo padovano, come il volto del Bambino, che rimanda alla stagione artistica successiva, in particolare al primo periodo di Giovanni Bellini. Si riconoscono una linea forte e metallica insieme ad una delicatezza del colore, soprattutto nel volto della Madonna.
Le stesse componenti si ritrovano nella celebre Madonna col Bambino e santi di Andrea Mantegna (sebbene cronologicamente distante: è del 1497), che l’allestimento museale della Pinacoteca mette in dialogo con l’opera di Bellini nella sala XXIII, evidenziando così i rapporti tra i due artisti.
L’ultimo restauro risale al 2000. Ha rivelato diverse ridipinture in tutta la superficie, inquadrando solo nel volto della Madonna e nel corpo del Bambino la materia originale. Il restauro ha inoltre rilevato che la firma, frammentaria, è antica e forse da considerare autentica.
Jacopo da Cattaro
Madonna orante, 1462
legno intagliato e policromato, 127x77 cm
Milano, Civiche Raccolte d’Arte Applicata del Castello Sforzesco, inv. Sculture lignee 164
L’opera è un’edicola lignea, lacunosa e forse manipolata nel tempo, che replica nel soggetto l’iconografia mariana della bottega belliniana aggiungendo il dettaglio dell’incorniciatura architettonica, che ne denota la funzione di devozione privata.
Non si hanno molte informazioni sul bassorilievo, acquistato nel 1907 ed esposto nella sezione delle sculture lignee dalla seconda metà del Novecento in seguito a un restauro. Le informazioni essenziali dell’opera, inedita se non per l’intervento di due studiosi, sono tratte da un’iscrizione autentica: l’artista è Jacopo da Cattaro, un pittore e intagliatore probabilmente originario della costa dalmata e su cui si possiede poca documentazione, che scolpisce l’ancona nel settembre 1462.
La scelta dell’impostazione della figura è interessante per il periodo di realizzazione e l’opera si configura come una testimonianza dello scambio culturale tra la bottega belliniana e la realtà scultorea padovana, intrisa dell’arte di Donatello. Da queste derivano infatti la struttura rettangolare chiusa da semicolonne e capitelli abbinata a un elemento superiore semicircolare, schema già presente nelle opere di Andrea Mantegna come la Pala di San Zeno a Verona, e la figura belliniana della Madonna in preghiera con lo sguardo verso il basso, forse davanti al Bambino, qui assente, ma secondo un’impostazione di cui è l’esempio la Madonna Davis del Metropolitan Museum of Art di New York, sempre attribuita a Giovanni Bellini e la cui datazione è tuttora dibattuta.

Musei del Castello Sforzesco – Pinacoteca
Il Castello Sforzesco è uno dei simboli della città di Milano ed è dal 1900 sede dei musei civici milanesi.
Posta al primo piano della Corte Ducale, la Pinacoteca, formata nel corso del tempo grazie al collezionismo di illustri cittadini, ripercorre i temi salienti della pittura lombarda dalla metà del XV secolo fino alle soglie del Neoclassicismo, in un itinerario arricchito da due significativi nuclei pittorici di ambito veneto e da una piccola ma scelta collana di quadri fiammingo-olandesi del XVII secolo.
Nel percorso della Pinacoteca, rilievi lignei scolpiti, statue in marmo, busti in terracotta e una serie di medaglie (Civico Gabinetto Numismatico e Medagliere) concorrono a suggerire la poetica dell’arte attraverso le varie tipologie e i diversi supporti materici. L’allestimento della Pinacoteca si avvale di grandi pale d’altare, quadri di devozione, polittici e miniature realizzati da maestri lombardi spesso innovatori nella tecnica pittorica e nella personale interpretazione di temi religiosi e profani.
Alcune personalità di livello sovranazionale qualificano il percorso con dipinti di assoluta importanza per la storia dell’arte: la Madonna in trono tra santi (1497) di Andrea Mantegna, il Ritratto di Lorenzo Lenzi (1525) di Bronzino e, ancora, opere di Filippo Lippi, Giovanni Bellini, Lorenzo Lotto, Correggio, Tiziano, Tintoretto, Canaletto.
La Pinacoteca si forma grazie alla precisa volontà di alcuni benemeriti personaggi milanesi che intesero dotare la città di Milano di un proprio patrimonio d’arte. I testamenti di Fogliani-Marchesi (1861), di Innocenzo e Gian Giacomo Attendolo Bolognini (1863) e di Antonio Guasconi (1863-1865) sono i primi fondamentali atti a cui seguiranno per tutta la seconda metà dell’Ottocento continui doni, depositi e legati. La vicenda ufficiale della Pinacoteca prende avvio nel 1878 con l’inaugurazione del Museo Artistico Municipale nella sede del Salone dei pubblici Giardini, ma la sua vera storia inizia oltre un secolo fa, quando il patrimonio comunale viene trasferito nella prestigiosa sede del Castello Sforzesco e, il 10 maggio 1900, il Museo Archeologico e Artistico apre la visita al pubblico.
Nel corso del Novecento la raccolta ha avuto continui incrementi grazie alle disposizioni liberali di numerosi cittadini. In particolari occasioni, la stessa Amministrazione ha deciso di stanziare somme rilevanti per conservare alla città patrimoni di importanza secolare (Raccolta Trivulzio, 1935) o per colmare, con acquisti mirati, assenze significative. Questa politica di consolidamento del proprio patrimonio ha avuto i suoi punti più alti in occasione della riapertura dei musei dopo la Seconda Guerra Mondiale (1956) e, più recentemente, con l’acquisto delle vedute urbane di Canaletto (1995) e di Bellotto (1998) e con la donazione, nel 2007, da parte del collezionista Amedeo Lia, di un quadro di devozione dal valore eccezionale, che tramanda la testimonianza iconografica del Castello Sforzesco dipinta da un allievo di Leonardo.

La Galleria dell’Accademia Tadini, Lovere (BG)
La Galleria dell’Accademia Tadini, aperta al pubblico dal 1828, nasce per esporre la raccolta d’arte del conte Luigi Tadini (Crema, 1745-Lovere, 1829). Le sue vicende biografiche, in particolare la drammatica perdita nel 1799 del figlio Faustino, si intrecciano con la storia del museo, allestito nell’imponente palazzo che si specchia nel lago d’Iseo.
La visita alla Galleria consente di fare esperienza di una collezione ottocentesca. Nell’ultimo decennio del ‘700 il conte Tadini, con la moglie Libera Moronati e il figlio Faustino, compie un viaggio in Italia che lo conduce fino al Regno di Napoli. È l’occasione per acquistare porcellane delle manifatture napoletane (tra le quali le sei tazze dipinte da Giovanni Caselli e il Giudizio di Paride di Filippo Tagliolini) e una raccolta di oggetti archeologici.
Durante il viaggio incontra Antonio Canova, con il quale nascerà un’amicizia documentata da un fitto scambio di lettere e due importanti opere dello scultore, che costituiscono il nucleo centrale della raccolta: il bozzetto in terracotta della Religione e la Stele Tadini in marmo, consacrata alla memoria di Faustino.
Negli anni delle soppressioni delle istituzioni ecclesiastiche, Tadini acquista numerosi, importanti dipinti provenienti da Crema come la Pala Manfron di Paris Bordon o i dipinti di Vincenzo Civerchio. In seguito – dal 1810 circa – il conte amplia la raccolta con capolavori della pittura veneziana come la trecentesca Madonna di Jacobello di Bonomo, la Madonna con il Bambino di Jacopo Bellini e tele di Palma il Giovane, Piero della Vecchia, Langetti e con un importante gruppo di dipinti di scuola veronese, da Francesco Benaglio a Domenico e Felice Brusasorci, Farinati. Scambi con collezionisti e restauratori gli consentono di documentare anche la cultura lombarda, con opere di Bernardino Campi, Carlo Francesco Nuvolone, e un significativo nucleo di ritratti sette e ottocenteschi.
Il palazzo accoglie anche il Museo dell’Ottocento, nato dalla donazione di cimeli garibaldini di Giovanni Battista Zitti arricchita da successive donazioni, che accoglie tra l’altro tre tele di Francesco Hayez, tra cui lo straordinario Ecce Homo, Morbelli e Tallone. Conclude il percorso una raccolta d’arte moderna e contemporanea.
Galleria dell’Accademia Tadini via Tadini 40 (Lungolago) Lovere
Tel. 035 962780
Fax 035 4345158
E-mail direzione@accademiatadini.it
Orari di apertura
Nel mese di aprile:
Sabato 15.00 – 19.00; domenica e festivi 10.00 – 12.00; 15.00 – 19.00
Da maggio a settembre:
Da martedì a sabato 15.00 – 19.00; domenica e festivi 10.00 – 12.00; 15.00 – 19.00
nel mese di ottobre
Sabato 15.00 – 19.00; domenica e festivi 10.00 – 12.00; 15.00 – 19.00
Aperta anche i giorni di: Pasqua, lunedì dell’Angelo, 25 aprile, 1 maggio, 2 giugno, 15 agosto.
Da novembre a marzo la Galleria è aperta al pubblico solo su prenotazione per visite guidate o lo svolgimento di attività didattica.
Biglietti
Intero 7.00 €
Ingresso agevolato 5.00 €

RESTITUZIONI
Programma biennale di restauri ideato e curato da Intesa Sanpaolo
Nell’ambito degli interventi volti alla salvaguardia e alla valorizzazione del patrimonio artistico del Paese, l’impegno di Intesa Sanpaolo trova efficace espressione nel programma biennale di restauro di opere d’arte denominato Restituzioni, gestito in collaborazione con gli enti ministeriali preposti alla tutela dei beni archeologici e storico-artistici e con la curatela scientifica di Carlo Bertelli e Giorgio Bonsanti.
Il programma vede impegnata Intesa Sanpaolo al fianco degli enti di tutela nella periodica selezione di un consistente numero di opere bisognose di interventi conservativi e nel loro restauro, a cui fa seguito l’organizzazione di mostre temporanee che permettono al grande pubblico di conoscere i risultati degli interventi, accompagnate da corposi cataloghi in cui confluiscono, a futura memoria, le acquisizioni scientifiche che i restauri hanno consentito.
Avviato nel 1989 dall’allora Banca Cattolica del Veneto, con obiettivi e finalità legati al territorio di competenza di quell’Istituto, Restituzioni ha gradualmente ampliato il proprio raggio di azione, di pari passo con la crescita della Banca, ed ha raggiunto oggi dimensione e importanza nazionali.
Dal 1989 a oggi, sono ormai più di 1300 le opere “restituite” alla collettività: una sorta di ideale museo, con testimonianze che spaziano dalle epoche proto-storiche fino all’età contemporanea, dall’archeologia all’oreficeria, alle arti plastiche e pittoriche.
Sono più di 200 i musei, i siti archeologici, le chiese, garanti della destinazione pubblica dei propri tesori, che hanno beneficiato di questo programma, oltre 150 i laboratori di restauro qualificati, distribuiti da Nord a Sud, incaricati dei restauri ed altrettanti gli studiosi coinvolti nella redazione delle schede storico-critiche per i cataloghi.
Un curriculum a cui si aggiungono gli interventi di restauro realizzati su opere di scala monumentale come, ad esempio, i mosaici pavimentali paleocristiani della Basilica di Aquileia, gli affreschi di Altichiero e Avanzo nella Cappella di San Giacomo nella Basilica del Santo a Padova, gli affreschi di Lanfranco della Cappella di San Gennaro nel Duomo di Napoli, fino al recente restauro della Casa del Manzoni, a Milano, vero e proprio monumento “nazionale”. In quest’ambito inoltre, nel giugno 2009, in concomitanza col compiersi dei vent’anni di attività di Restituzioni, sono stati portati a conclusione i restauri degli affreschi trecenteschi di Stefano Fiorentino nella chiesa dell’Abbazia di Chiaravalle milanese.
La diciottesima edizione del progetto Restituzioni
Nel biennio 2016-2017 sono stati restaurati 212 manufatti, provenienti da 17 regioni italiane e 63 enti proprietari. In questa edizione la banca ha collaborato con 44 enti di tutela (Soprintendenze, Poli Museali e Musei autonomi), con un imponente lavoro di recupero che ha coinvolto 205 professionisti del restauro in tutta Italia, incluso il Centro Conservazione e Restauro “La Venaria Reale”, con cui Intesa Sanpaolo ha stabilito da tempo una collaborazione continuativa. Dal 27 marzo al 16 settembre le opere sono state esposte nella Sala delle Arti della Reggia di Venaria, nell’ambito della mostra conclusiva “Restituzioni 2018. La fragilità della bellezza.”, organizzata sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, in collaborazione con il Consorzio delle Residenze Reali Sabaude. L’esposizione ha coperto un arco cronologico di quasi 40 secoli, spaziando dall’antichità al contemporaneo, e ha riscosso un grande successo di pubblico, richiamando oltre 70.000 visitatori.
PROGETTO CULTURA
Oltre al progetto Restituzioni per la salvaguardia del patrimonio pubblico, Intesa Sanpaolo esprime il suo impegno in ambito culturale anche attraverso la valorizzazione a livello nazionale e internazionale del proprio cospicuo e prestigioso patrimonio storico, artistico, architettonico e archivistico, in particolare nelle tre sedi delle Gallerie d’Italia a Milano, Napoli e Vicenza, nell’intento di condividerlo con la collettività. Le iniziative in ambito culturale si concretizzano in un piano triennale di interventi denominato Progetto Cultura, che prevede mostre, incontri, attività didattiche e formative oltre ad attività sinergiche con altre importanti istituzioni culturali nazionali e internazionali.

CONTATTI STAMPA
Ufficio Stampa Comune di Milano
Elena Conenna elenamaria.conenna@comune.milano.it
Intesa Sanpaolo - Ufficio Media Attività Istituzionali, Sociali e Culturali Tel. 02/87962641
stampa@intesasanpaolo.com
MUSEI DEL CASTELLO SFORZESCO
InfoPoint Castello Sforzesco
Raccolte Artistiche del Castello Sforzesco
www.milanocastello.it
• Tel. 02 884 63700 • Tel. 02 884 63731
@CastelloSforzescoMilano
M1 Cairoli; M1 M2 Cadorna; M2 Lanza
Tram linea 1-2-4-12-14-27; Autobus 50-57-58-61-94
Partner istituzionale
 
   
   
   
Fiorella Mattio