Buongiorno al sole
Solstizio d’estate
Nel nostro periodo, non sempre i cicli e gli eventi della natura vengono accolti con rispetto e considerazione, e ben poche persone fanno una riflessione sul tempo che, in un susseguirsi di alternanze delle stagioni, passa lasciandoci le scorie delle nostre miserie e dei nostri ricordi. Oggi il solstizio d’estate mi ha ricordato gli uomini di tempi lontani che, vivevano in simbiosi con la natura, consideravano questo giorno sacro come una grazia. Loro, in complesse ritualità, facevano un sentito inchino reverenziale al sole: motore di vita. Nella mia terra d’origine, la Sardegna, il solstizio veniva riconosciuto sacro, e adorato di conseguenza, in quanto significava il trionfo della luce e della fertilità. Per questo era celebrato, e si celebra anche oggi, con riti di musiche e danze fatte in prossimità dei monumenti megalitici quali: nuraghi, tombe dei giganti, pozzi sacri o anche nell’altare preistorico di Monte d’Accoddi, luogo mistico per adorare il sole e la luna. In questo imponente sito archeologico a tronco di piramide, che mi ha sempre affascinato, c’è una monumentale rampa di 42 metri che si allinea perfettamente con il sole durante il solstizio d’estate, giorno dei riti propiziatori. Nella piramide, e in altri siti archeologici della Sardegna, ancora oggi, moltissime persone vi si recano per godere degli effetti benefici che tutte le aree donano.
Questa mattina, anche io mi sono allineata al sole del solstizio estivo che si è presentato striato d’intenso rosso e ha dato spettacolo all’alba. Come un’allodola ero in piedi già alle quattro e mezza del mattino, e ho potuto rivolgere un sentito saluto al sole: al nuovo giorno. Magicamente mi sono ritrovata in due posti dell’anima ero, infatti, con il corpo qui a Specchia e il cuore in Sardegna, a Seulo, in una delle finestre di casa dove il sole entra sino a illuminare la parete opposta.
Ho fatto delle fotografie e, come a segnare i due luoghi, il sole ha giocato con i riflessi e mi sono ritrovata le immagini con due soli, uno quello che scalda e dà forma e colori a Seulo e uno che lentamente si alzava scolorendo il rosso sino a divenire luce accecante a Specchia. Un’esperienza molto bella che avevo presagito con una poesia scritta col mio malfermo sardo.
Solstiziu ‘e istadi – Saludu a su soli
di Federica Murgia – giugno 2026
Oi ollu cantai su divinu soli
ci a lampadasa si pintada de orrubiu
e, in su solstiziu de istadi,
intrada in su nuraxi de Seulu
bincendu de sa noti su iscuriu.
Sa genti de Seulu a issu s’est’indullia
po du ringratziai de is donusu
ci ognia dì di solidi fairi.
Ti ringratziausu o beneitu soli
po su trigu e su lori
e po totusu i frutusu de sa terra.
Oh! Divinu soli tui sesi su rei
de sa die e de sa noti
e a lampadas luxisi de arricchesa
e a sa terra arregordasa
ca sempri ses presenti
e tui sa vida no si onasa.
O soli de su solstiziu ‘e lampadas,
ci furriasa s’umbara
in is antigus puzzusu de sa Sardigna,
perdonanosì po su dolori
ci procurausu a sa terra tua istimada.
Foto di Federica Murgia 21 giugno 2026





