Visitare la mostra di Didier Mahieu, in via Foschi a Specchia, è stato un immergersi in dimensioni artistiche contemporanee che vivono il tempo e lo spazio con spontaneità e valenza creativa. Il suo originale e interessante percorso pittorico porta ad inoltrarsi nella malinconia del ricordo che, insinuandosi nell’essere, attraversa atmosfere coloristiche che, sapientemente, interpretano i luoghi e lo spirito. L’artista, estrapolando la leggerezza dei percorsi delle sensazioni del suo animo, si esprime con una gestualità che sa donare significato alle tracce interiorizzate nei suoi pensieri sino a manifestarsi in interpretazioni che sanno raccontare il reale e l’irreale. Così, le sue peregrinazioni interiori lo portano agli scenari delle sue opere divenute espressione del suo animo, che si esaltano nelle essenziali pennellate dorate che, nelle opere di grandi dimensioni, emergono da atmosfere quasi autunnali: lievi segni di luce che guidano all’Io dell’artista. Descrizioni di sentimenti di istintività che portano a palcoscenici di sensazioni che si fanno vita reale. Nei suoi dipinti i colori sanno penetrare nei percorsi della memoria e nell’essenza dei climi del vivere per arrivare ad atmosfere che si attualizzano in rimandi e citazioni che denotano la sua cultura e la sua storia artistica. Anche gli arzigogoli dorati, sono disegni simbolici che riportano all’esotico e alla spiritualità dell’artista che li vive come religiosità: anima dei suoi viaggi che sono diventati dello spirito dove partenze e arrivi lasciano i segni dei passaggi che si estrinsecano nelle armonie presenti nelle sue opere. Armonie che vogliono raccontare il suo modo di vivere e l’arte come libertà ma anche come approdo. Approdo che lo ha condotto in un luogo accogliente, divenuto del cuore, quale è il Salento o meglio Specchia dove il concento di note spirituali esalta suoni e colori. L’artista, sia nelle opere di grande formato che in quelle piccole, mantiene sempre un alto livello pittorico caratterizzato da istintività, padronanza e creatività. La sua pittura è essenziale rappresentazione della natura che lui rispetta e, spesso in maniera cruda, descrive, anche in intuitivi climi, come se fuoriuscisse dalle immagini presenti nell’installazione di cassette di catalogazione dove sono rimasti solo gli spilli e le targhette dell’antica collezione d’insetti. Spilli che fermano le sue opere su carta chiudendole nelle cassette diventate denuncia della dissennatezza dell’uomo che dimentica che sulla terra non è solo e dovrebbe vivere invece in armonia con tutti gli esseri viventi.
Il suo studio è lo specchio del suo essere, infatti vi si trova raccontata la normale vita di una famiglia signorile dove un’attrezzatissima antica cucina, pur senza nessun elettrodomestico, dà la sensazione di perfetto e armonico. Anche gli oggetti esotici, gli arredi casuali e le vecchie scarpe consumate, raccontano un animo, contenitore di sogni, che sa dipingere con eleganza e padronanza del colore che è prosecuzione del suo modo d’essere.
Federica Murgia
La mostra si può visitare giovedì, venerdì e sabato sempre di pomeriggio





