Wabi – sabi: la fragilità e la bellezza dell’unicità

Wabi – sabi 

La fragilità e la bellezza dell’unicità

In questo periodo di vacanza e spensieratezza, lo spazio espositivo ipogeo “La Grotta”, Via Pendino San Nicola – Specchia (LE), di Ute Bruno, propone la mostra “Wabi –sabi”: una riflessione sul significato dell’esistere e del vivere in armonia con la natura, accettando ed esaltando imperfezioni e decadenza delle cose e dell’uomo. Di conseguenza, questa mostra diventa analisi della nostra società dove pare che il vecchio e il disfunzionale siano superflui e da buttare negli accumuli di rifiuti che inquinano e peggiorano la qualità della vita. Gli artisti invitati, a questa mostra, con le loro opere, hanno analizzato la filosofia dell’oggi dove l’apparire conta più dell’essere, dove la moda è sovrana nelle scelte e lo sguardo che si rivolge all’altro è solo legato ad un ideale consumistico che non conosce tempo o unicità. Si è perché si appartiene ad un gruppo, ad una moda, perché si seguono i suggerimenti di influencer furbi che guidano al gusto per soldi, ma anche dalla politica capace di indirizzare il pensiero delle persone che vanno troppo di fretta per ascoltare le richieste di spiritualità interiore. Ci si accorge che si è concentrati sul superfluo e che si seguono troppo spesso oratori opportunisti che ci fan vedere le tragedie di parte chiudendoci gli occhi su quelle, forse più dolorose, che non hanno sponde di supporto. Siamo foglie che volano seguendo la direzione dei venti e non ci ancoriamo ad un luogo del cuore dove i valori sono quelli ancestrali slegati dai modelli di perfezione troppo spesso artificiali come quelli della famiglia della bambola Barby. “Wabi –sabi” ci riporta alla bellezza dell’unicità di ciascuno di noi e all’Io, ci riporta ai valori: valori di rispetto della natura e delle cose che possono rompersi ma nell’aggiustarle, anche con materiali preziosi, donandole nuova vita e nuova storia, si attua il miracolo di rispetto delle cose, della natura e della memoria che si è concentrata nei frantumi ricomposti, di nuovo vivi: di nuovo unici e fragili come siamo noi uomini.  

Artisti partecipanti: 

Ute Bruno – Nelle sue opere ritroviamo i suoi viaggi di cui conserva traccia spirituale nelle sue elaborazioni fotografiche dove ogni persona ha la sua storia, la sua particolarità che diventa bellezza dello specialissimo racconto dell’unicità di ogni persona, ogni luogo, ogni cosa: la diversità è la bellezza dello spirito dei contesti fotografati. 

Caiffa Luigi – Il suo espressivo segno dona sensazioni riconducibili alla bellezza del vivere l’arte e il suo senso spirituale. In questa mostra, dal profondo significato, si coglie l’essenza della filosofia wabi – sabi invitandoci ad una maggior attenzione all’essere piuttosto che all’apparire. I segni delle sue opere sono indice di unicità e spiritualità ricercata. 

Martines Valeria – Per lei un oggetto è la sintesi dell’essere di una persona, può anche essere rotto o contenitore vuoto ma è sempre l’essenziale espressione dello spirito di un’artista che con le sue opere narra il suo mondo interiore dove le fragilità diventano unicità della sua arte ed espressione dello spirito: i silenzi dell’Io che racconta.

Ricutini Roberto fa l’elogio all’imperfezione che diventa arte. L’artista, per meglio calarsi nello spirito di wabi – sabi, usa la tecnica del colombino che esprime la spiritualità e la libertà del gesto sulla materia. Le opere in mostra raccontano i momenti e le attese nel percorso di realizzazione dove anche la casualità porta alla singolarità espressiva. 

Rizzo Stefania nell’evoluzione della sua pittura usa il collage, frammenti di un quotidiano, che inglobandosi con le sue pennellate libere interpreta l’oggi. In questa mostra, il pezzetto strappato ci ricorda che siamo soli nella società della comunicazione e che, ormai, i mass media hanno sostituito il nostro pensiero libero e unico facendoci dimenticare la bellezza della particolarità di ciascuno. 

Russo Giovanni – Un vaso rotto non è un dramma se si può aggiustare donandogli maggiore significato. Questo è ciò che ha fatto l’artista che rincollando i pezzi ha voluto donare maggior pregio al grande vaso interpretando a fondo lo spirito wabi – sabi che elogia il mutamento, l’imperfezione e la bellezza della fragilità non solo delle cose… 

Sicilia Anna Maria (in arte Anmasi) – Nella vita d’ogniuno le ferite diventano esperienza e ricchezza. Sono racconto intimo del divenire dell’unicità di una persona che nell’esaltazione del suo essere tenta di ricomporre i frammenti delle sue fragilità divenute ricchezza del racconto. Le sue cicatrici, cucite grossolanamente col fil di ferro, diventano sculture ricche di pathos e spiritualità. Nascondere gli occhi con la benda non ci libererà dall’essere inglobati nei meccanismi di autodistruzione.

Specchia giugno 2026          Federica Murgia

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