San Francesco: la rivoluzione necessaria

Distratti dalle vacanze e dal gran caldo estivo, spesso ci si dimentica dello spirito e degli ultimi. Questo non è capitato a Specchia che, ieri nella chiesa del Convento dei Francescani Neri, ha proposto uno spettacolo di memoria, riflessione, analisi e rievocazione precisa della storia di San Francesco e del suo presepe a Greccio.  

Lo spettacolo, caratterizzato da dialoghi, scenografia e costumi minimali, è stato coinvolgente, capace di fare una precisa rievocazione della storia e della metamorfosi di San Francesco e di suscitare riflessioni sino a far sì che un calorosissimo applauso ne segnasse il grandissimo valore. 

Personalmente mi è piaciuto che gli attori non avessero ruoli fissi e identificabili perché la recitazione comportava, spesso, un veloce interscambio interpretativo dei personaggi che risultava molto funzionale ed efficace. La scena iniziale, ambientata a Greccio, raccontava come si era giunti alla realizzazione del primo presepe ma, soprattutto l’assegnazione dei ruoli nel presepe. Scena bellissima che aveva dei momenti esilaranti, soprattutto con l’interpretazione degli animali, scalciante e ragliante l’asino e più composto il bue. Assistendo alla rappresentazione, segnata da musiche e canti significativi, fatti con competenza e passione, ho apprezzato i costumi e tutta la scenografia, scevra di orpelli inutili allo scopo. L’amore di Santa Chiara per Francesco appare sin da subito mistico e l’aiuto spirituale che riceve per la sua scelta di vita che la porterà a dar luogo all’ordine delle Clarisse, con la rinuncia della libertà, diventa un gesto immenso d’amore e preghiera. L’obiettivo del regista e degli attori era quello di suscitare una introspezione individuale sul consumismo, la violenza, la guerra e l’apparenza che oggi risulta più importante dell’essere e in questo sono pienamente riusciti. 

Nell’opera teatrale Francesco è stato rappresentato come un simbolo da imitare e da amare come lo amava il generosissimo fra Ginepro, suo compagno di missione. La facilità con cui San Francesco aveva cambiato vita, senza rimpianti, ci porta all’oggi dove la ricchezza è il mito e la spiritualità non esiste perché superata dalla materialità e dal consumismo. Nel prelato presente nella scena della scelta della nudità e della povertà di Francesco, si coglie che allora come oggi si perseguono la ricchezza e il potere dimenticando che i grandi portafogli non hanno mai fatto le grandi persone. Nell’opera le figure di San Francesco e dei suoi più cari adepti sanno di rivoluzionario. Nell’atto unico si avverte l’invito a cercare lo spirito perché tutte le cose materiali sono passeggere e non in grado di dare segnali positivi se non alla maniera di San Francesco. 

Il percorso verso la crociata di San Francesco sa di poetico perché per un Santo, quale era Lui, la vita, anche quella del nemico, doveva essere sempre rispettata e gli attori hanno ben trasmesso questo principio nei gesti scenici e nei dialoghi fatti durante le battaglie dove per Francesco non vi era nemico da uccidere ma un essere umano da amare. La compagnia si è mossa, come se tutta la bellissima chiesa dei Francescani Neri fosse il palcoscenico, dando significato a gesti, rincorse, dialoghi e canti che hanno voluto, non solo raccontare ma, soprattutto, porre problemi.  Lo spettacolo a cui abbiamo assistito ieri è stato caratterizzato da un percorso intermittente dove le epoche si interconnettevano con l’evolversi degli eventi. Il melodioso canto di Vincenza De Rinaldis, dando voce alla scena biblica della natività ci guidava all’alto significato della santa maternità di Maria e di tutte le donne. Qui la maternità è diventata analisi interiore che sfiora l’autocoscienza di tutte le madri amorevoli e vere.  Il lirismo degli attori, struggente, nel rappresentare l’apprestarsi della Morte di San Francesco ha avuto il momento più alto nel raccontare la salvaguardia dal dolore di fra Ginepro.  

Ritrovarsi ad Assisi, a San Damiano, alla Porziuncola ma anche a Greccio, in un luogo sacro come la Chiesa Dei Francesca Neri a Specchia è stato un ritrovarsi nell’amore e un percorso nella spiritualità ma anche e soprattutto un dono per tutti gli spettatori. 

Di questo bellissimo spettacolo si deve ringraziare  la compagnia Finibus Terrae Teatro con  Fabio RubinoVincenza De RinaldisMarco Antonio RomanoFrancesca Danese con la regia Agostino Aresu, sardo di Palau che mi ha portato anche una ventata di Sardegna.

Specchia 18 luglio 2026 Federica Murgia

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