La Caremma incontra Sa Pipia e Caresima

Le tradizioni danno significato e identità ad un popolo per cui riscoprirle e valorizzarle significa unione e senso di appartenenza. Questo deve far sì che gli usi e i costumi vengano riscoperti, se dimenticati, conservati e valorizzati anche affinché chi è obnubilato dai moderni mezzi tecnologici e linguaggi artificiali, torni a fare un’introspezione individuale e generazionale per ritrovarsi nel vero essere della persona in connessione con la natura. L’evento che si è svolto il 30 marzo 2026 nella piazza del Popolo a Specchia ha avuto proprio questo significato il volersi riconnettere con la storia, le tradizioni e tutto il vissuto della gente di questo paese e ha riguardato la sintesi dei percorsi segnati dalla, dimenticata per troppo tempo, figura della Caremma. La Caremma è inserita nella rassegna “Storie di donne: narrazione ordinaria e straordinaria al femminile”  su idea dell’associazione  #SpecchiaLegge.

La Caremma di Specchia veniva appesa il mercoledì delle ceneri per poi essere pubblicamente bruciata la domenica di Pasqua. Per tutti era la vedova di Carnevale morto il giorno prima. Quest’anno sono state realizzate dai quartieri che hanno partecipato alle Specchiadi. 

Le Caremme hanno occupato, sin dalla fine del carnevale, angoli di piazze, punti strategici, i crocevia e persino il muretto della rotonda di Santa Fumìa. Vestite di scuro, nel rispetto della tradizione, sempre con il fuso, e con un’arancia amara con sette penne di gallina conficcate, spesso con occhiali e con la mantellina delle vecchine. Osservatrici silenziose, hanno incuriosito e, certe volte, attirato l’attenzione dei buontemponi che le hanno private di alcune parti. Ciononostante, pronte per falò pasquale, sono giunte alla Piazza del Popolo e hanno raccontato il loro speciale percorso nel tempo e nello spazio insieme alle vicissitudini che le hanno viste coinvolte. Nella piazza, schierate come le comari propense a raccontare storie antiche, sono state protagoniste assolute e hanno incuriosito i presenti. Tutte erano connotate dal nome identificativo e pareva di sentirle chiamarsi l’un l’altra per ricordare meglio il passato perché la loro memoria era un po’ vacillante. La manifestazione, condotta da Maria Letizia Pecoraro, è stata un susseguirsi di focalizzazioni su esperienze, tradizioni, ricordi danze su musiche che segnavano la tradizione. Il video con l’intervista alla centenaria mi ha commosso perché, anche se molte parole in dialetto salentino non le capivo, coglievo il senso generale della fatica, del lavoro che lei faceva nei campi e della sua cucina fatta di ricette povere, di legumi e verdure o di pasta preparata in casa ma gustosissima. Con lei ho rivissuto nonna e nonno che raccontavano in modo semplice e genuino, anche con piccole incertezze, le loro esperienze di vita, il loro incessante lavoro che li rendeva felici perché si sentivano utili e integrati nella nostra società agropastorale. Ho rivisto la mia adorata mamma, morta a più di 97 anni, assidua lettrice di libri e quotidiani, che non perdeva mai il filo del discorso, che non aveva rimpianti, eccezion fatta che babbo fosse morto e lei non era pronta ad accettare l’evento. Mamma, nonostante avesse lavorato nei campi sino a 93 anni, aveva memoria di tutto ed era la mia indiscussa fonte sulle tradizioni, sui fatti, sui costumi e usi di Seulo. Si, la nonnina di oltre 100 anni, è stata una incontrastata protagonista molto apprezzata da me. L’introduzione di Maria letizia Pecoraro ci ha portato al mito del rapimento di Persefone figlia di Demetra, al ciclo delle stagioni alla purificazione con il fuoco. Antonio Marzo, con sicurezza, ha illustrato la sua passione per l’agricoltura, supportata anche da studi specifici, e alla tecnica del maggese sempre attuale nonostante la tecnologia, le colture intensive e i fertilizzanti abbiano, per lo più, soppiantato la tradizione.

Il mio intervento ha mirato a dimostrare la connessione fra Sa Pipia e Caresima o a Setti cambasa sarda e la Caremma Salentina. A questo proposito ho trovato la finalità identica del numero setta che sono in Sardegna le gambe del fantoccio e in Salento le sette penne ed in entrambi i casi rappresentano le sette domeniche di quaresima. Ambedue, svolto il loro compito, dopo essere state esposte fin dal mercoledì delle ceneri, vengono bruciate, in Salento anche per evitare la sfortuna. 

Per giungere a parlare delle tradizioni sarde ho voluto descrivere le usanze riguardanti l’ultimo giorno di Carnevale che termina con S’Arretiru. 

Nella Sardegn in genere il Carnevale, chiassoso e irriverente, termina con un processo al fantoccio che lo rappresenta e che ha vari nomi. Nella mia zona, che è la Barbagia, il processo si fa con accuse assolutamente inverosimili. Canciofali, così si chiama quello del mio paese, viene accusato dei peli che crescono sul mento delle mamme e delle nonne, della gamba storta del nonno ferito in guerra, che alla nonna abbia fatto crescere, senza ragione, un porro sul naso, che per colpa sua il coltello abbia ucciso il maiale, bravo bravo, ma molto saporito o che il gatto muova la coda da sinistra a destra o viceversa, senza motivo. Le colpe del povero Canciofali vengono elencate fra maledizioni e scossoni, e non mancano le bevute di un bicchiere di vino dopo l’altro. Intanto il pubblico ministero scandisce le accuse in modo solenne mentre i cantori le trasformano in versi. La difesa riesce a dire solo mah! Beh! No! ma alla fine conviene che è meglio berci su un bel bicchiere di vino. I maschi, buona parte travestiti da donne, ormai ubriachi maledicono il povero fantoccio e poi il giudice emette la condanna e di Canciofali si fa un grande falò, purificatore, segnato da canti e danze. 

Il rito de S’Arretiru determina la fine del Carnevale e l’inizio della Quaresima.

Qui ho voluto leggere una poesia da me scritta per l’occasione.

Processo a Canciofali 

Canciofali es tottu in avvolotu

Adi intendiu ca di depinti fairi unu processu

Paridi siada crupa sua ci Perdu s’esti imbriagau.

Perdu in sa scala c’esti alliscinau

e in fundagu s’esti agatau! 

Is murrusu in sa cricca e sa cuba ci adi infertu,

e po mala sorti cun Canciofali adi buffau! 

Poveritu, poveritu, aici Perdu s’esti imbriagau!

Maria Antioga, sa pobidda, d’adi meda attripau

poita su binu Perdu s’esti buffau!

E attripendidu su tuturu adi segau 

e is culurgionis Maria Antioga no adi preparau

po custo Canciofali deppidi essiri abrusciau!

Povera Maria Antioga, senza su tuturu,

ca non podidi coxinai ne culurgionis ne sebadas

e in domu sua deppinti pappai pezza de angioni, 

de vitellu, presuttu e sartissu 

ci a Caresima non deppinti essiri ne coxinausu ne papausu.

Po crupa e Canciofali Maria Antioga e Perdu

sa regula e Caresima non podinti arrispettai! 

Po custu Canciofali deppidi essiri abbruxau 

e aici su giudighe adi sentziau! 

Processo a Canciofali 

Canciofali è molto agitato

ha sentito che gli devono fare un processo.

Pare sia colpa sua se Perdu si è ubriacato.

Perdu nella scala è scivolato

e in cantina si è ritrovato!

E con la bocca il rubinetto della botte ha colpito,

e per cattiva sorte con Canciofali ha bevuto!

Poveretto, poveretto così Perdu si è ubriacato!

Maria Antioga, la moglie, l’ha molto bastonato

Perché il vino Perdu si è bevuto!

E bastonandolo il mattarello ha spezzato

e i culurgionis Maria Antioga non ha preparato

Per questo Canciofali deve essere bruciato!

Povera Maria Antioga senza il mattarello

che non può cucinare ne culurgionis ne sebadas 

e a casa sua devono mangiare carne d’agnello, 

di vitello, prosciutto e salsiccia 

che a Quaresima non devono essere né cucinati né mangiati.

Per colpa di Canciofali, Maria Antioga e Perdu,

la regola di Quaresima non possono rispettare! 

E per questo Canciofali deve essere bruciato

e così il giudice ha sentenziato!

Il mio intervento si è concluso descrivendo sa Pipia e Caresima o a Setti cambasa e per questo ho preparato Sa Pipia e Caresima de pani.

 “Sa Pipia e Caresima”, ha sempre sette gambe e rappresenta una donna anziana, vestita di viola o nero, viene appesa per le vie del paese o alle finestre il Mercoledì delle Ceneri. È sicuramente legata agli antichi riti di rinascita, purificazione, di risveglio della natura e abbandono del freddo e delle oscurità invernali. Nei tempi passati, quando l’analfabetismo era molto diffuso, era utile per segnare lo scorrere del tempo quaresimale e veniva esposto per scandire le domeniche di Quaresima fino alla Pasca Manna (Pasqua). Spesso porta con sé fuso e conocchia e ha una caratteristica gonna a balze, nelle famiglie più tradizionali viene ancora appesa dietro la porta d’ingresso. Può essere realizzata in vari materiali quali stoffa, legno o pane. In alcune zone di mare della Sardegna, in monito di una dieta magra e priva di eccessi, Sa Pipia e Caresima tiene in mano il pesce e la graticola. Sa Pipia e Caresima è spesso accompagna a una figura maschile: Giuanni Spadinu che rappresenta un signorotto, con una spada in mano, che protegge la sua Caresima dai pericoli e dalle insidie.

Nella mia terra, soprattutto per insegnare la tradizione ai bambini, viene fatta di pane e sono proprio i bambini che hanno il compito di realizzare Sa Pipia e Caresima di pane, che nelle famiglie veniva fatta contemporaneamente al pane. I bambini gustando la bambola tenevano in vita un’usanza antica e sentita. Nelle scuole elementari si realizza, ancora, in carta soprattutto per far conservare una tradizione molto simbolica.

La serata è andata avanti seguendo il programma e scoprire che le Caremme erano animate anche con un nome di persona, quasi a significare che erano ancora vive e presenti nel quotidiano di Specchia, mi è  piaciuto molto. Nel rispetto della natura il falò con la Caremma è stato fatto usandone una fatta di paglia, molto carina. 

Contemporaneamente al falò è iniziato un bellissimo e sentito balletto, curato da @Kitriballet con Vincenzo Santoro, Benedetta Mancarella e Nicole Marzo, che si articolava in due scene una di danza aerea con una ballerina sinuosa e morbida nei movimenti e una a terra fatta da una coppia che seguiva con passionalità e morbidezza i suggerimenti della musica dal forte richiamo alla tradizione. Bellissimo e coinvolgente. 

Tutti gli intervenuti sono stati ringraziati e hanno avuto in dono il volumetto “La Caremma2026” di Specchia Legge con Specchiadi contenente poesie e scritti inerenti la Caremma e pubblicato per l’occasione.

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